
ore 20.15 31 agosto 2011:hanno staccato al spina alla Iveco
Prendo appuntamento con l’on.le Barbato alle 17 vicino il Parlamento, ma poi mi avvisa che deve restare nel Ministero dello Sviluppo economico per un emendamento importante al quale deve essere presente.Arrivo nel palazzo in stile mussoliniano e cerco di entrare nell’ingresso principale, ma il carabiniere mi spiega che c’è la riunione della Fiat. Mi ricordo della Iveco, della lotta di Barbato con gli operai dello stabilimento di Napoli, e, infatti, trovo gli operai piazzati davanti l’ingresso laterale, in via Molise, chi in piedi, chi seduto sul marciapiede. Entro, faccio un pass e chiedo dove possa trovarsi Barbato, e il portiere mi suggerisce di cercarlo al primo piano. Entro tra le occhiate di 3 celerini, mentre nelle orecchie risuonano le strane litanie che dicono gli operai, con un tono più che scherzoso, disperato, pregando il santo protettore dei lavoratori, cioè per dir meglio del lavoro che non c’è più., amen!”O santo protettore dei lavoratori…e tutti in coro: aiutaci!”Mi ritrovo in una serie di corridoi e uffici vuoti, osservo la luce al neon, un po’ lugubre, i soffitti alti, nell’insieme ho una sensazione alquanto lugubre e un po’ tetra. “Questo è il posto dove si dovrebbero prendere le misure di emergenza per rialzare il mio Paese”, mormoro tra me e me…Non trovo Barbato, scendo giù, bypasso il retro di quello che mi rendo conto essere l’ingresso principale, attirata dal vocio nel corridoio di fronte. Mi trovo in un altro corridoio, dove si discute animatamente, osservo le facce di chi esce fuori dall’aula parlamentare. Sono uomini, donne, penso siano operai, hanno anche loro le stesse magliette blu con la scritta Iveco di quelli che salmodiano disperati fuori, altri in giacca, ma con espressioni simili, probabilmente dei sindacalisti, penso, forse anche dei politici locali.Escono fuori con le facce piene di un misto tra dolore, ma anche pudore, come dei parenti, amici e conoscenti che comunicano l’esito di una difficile, quanto disperata operazione, dall’esito ancora incerto. Parlano tra di loro , oppure al cellulare: alcuni sono per una salvataggio in corner della Iveco, altri no, ma regna una gran confusione. Sono tutti stanchi e con l’aria stressata. Mentre assorbo quest’atmosfera sofferente e funerea, resto completamente distratta da quello che volevo chiedere all’onorevole, e cerco di ricordare il mio schema, ma vengo interrotta: “Lei chi è, che ci fa qua?Perché ha lo zaino?”Io rispondo chi sono e che ho un appuntamento con Barbato, mostrando il pass, ma le mie parole non calmano questo signore, che mi spiega che proprio non dovevo entrare e che ho sbagliato a entrare là, perché li Barbato non c’é.Chiamo via cellulare l’onorevole, e spiego che è successo. Devo ripassare di nuovo dal carabiniere, ma il personaggio di prima, mi riblocca, e alla fine riesco ad andare su, mentre mi spiegano che è il capo della sicurezza, e capisco quanto debba essere in allarme, per la presenza degli operai da 3 giorni nel ministero. Salgo su e riesco finalmente a parlare con Barbato, che aspetta di entrare con altri dal ministro. Mi accenna alla tassazione degli strumenti finanziari, di quanto fosse necessaria questo provvedimento, perché il 20% è come per il resto dell’Europa, di quanto gli dispiaccia che non sia riuscito a far abolire le Provincie, che era riuscito a far calendarizzare la richiesta, ma che è stata bocciata e messa”su un binario morto”, perchéper approvarla per via costituzionale sarà un iter difficile e pieno di insidie, dovendo cambiare la Costituzione stessa. La faccia è seria, poi gli si illumina: “Ho chiesto al Ministro dello sviluppo economico di investire e rafforzare le le linee di trasporto pubblico, se la Francia ha investito 55 miliardi di euro , noi almeno 5!”Poi lo chiamano e aspetto fuori. Esce fuori con l’aria soddisfatta, e seguo il gruppo di persone che scende al piano terra, mentre Barbato parla di nuovo dei trasporti. A piano terra entra nel corridoio ed entra nell’aula, mentre resto fuori, sempre sotto l’occhio vigile del responsabile della sorveglianza, che vaga silenzioso come uno squalo, mi giro ogni tanto e me lo ritrovo vicino. Ascolto fuori, i brani smozzicati delle persone afflitte. Il paziente Iveco muore, poi arriva un altro che spera ancora per il salvataggio miracolistico. Ecco, ha smesso di respirare, dice un altro, ecco ha un sussulto, respira? No, è morto. Un’impiegata dell’ufficio quasi di fronte va più di una volta a fare riverenza, stile, “per caso ha bisogno ancora di me?”, in un ufficio molto importante, almeno per lei. Ci sono anche due stagisti, credo, molto più preoccupati dalla fine della loro mansione, che per la tragedia degli operai in atto. Ritorna il mio controllore e mi spiega che alle 20 me ne devo andare, altrimenti il mio documento resterò bloccato nella portineria. “Ma si, certo, lo tranquillizzo, mentre osservo le sue occhiaie e quanto sia stanco.” Mi ripiazzo fuori, cocciuta e gentile. Non scrivo, non faccio domande, tanto non serve. La discussione si rifà animata, sale come una cantilena a più voci, poi si arresta, ed esce fuori dalla porta il primo sindacalista che strilla: “Ma qui sono tutti matti, è chiaro che ci prendono per i fondelli…”, spiega con al voce stentorea e volutamente ben scandita al telefono. Poi ne esce un altro, più giovane, per nulla scandalizzato, silenzioso. Lo guardo e gli azzardo una domanda: “Tu che ne pensi?”" ” Che non era qui il posto adatto per decidere certe questioni e che non hanno risolto nulla.”, sottolinea lucido, con la voce ferma. Anche lui aspetta fuori, qualcosa che ha già capito. A un certo punto , scoppia un boato, sono arrivati i “fogli”. Gli operai urlano e ne hanno ben ragione: dopo un braccio di ferro di due giorni, nei quali i rappresentanti della Fiat sono venuti, a non si è concluso nulla, dopo aver dormito al di fuori del ministero, aggrappati alla speranza, si vedono il terzo giorno, dopo avere atteso inutilmente dalle 15 di pomeriggio nell’aula i rappresentanti della Fiat, che il ministro, hanno per ricompensa una beffa. Escono con il foglio in mano e lo leggono ad amaci e familiari per telefono. Lo stabilimento cessa l’attività a settembre. Come a dire: il cuore ha cessato di battere, bisogna staccare il cadavere dalle macchine, perché è in coma irreversibile, e dicono che se batte le ciglia, e ha le convulsioni, sono movimenti involontari. Firmate per far staccare la spina, il coroner e gli altri medici(ministro, rappresentanti Fiat), non si assumono la responsabilità, non sono nemmeno venuti, tanto è tutto inutile per salvarlo. Entro dentro l’aula, Barbato mi fa cenno di sedermi, e vedo gli operai che hanno dormito per strada. Li ascolto in piedi, osservo la loro dignità. Due sindacalisti ricominciano a litigare, mentre un terzo cerca di fare da paciere, un altro si lamenta del fatto che è stato un errore far intervenire dei politici alle riunioni. Solo uno cerca di far parlare gli altri, mentre la voce del responsabile della sicurezza, mi dice: “Signorina, lei non può stare qui”. Esco fuori, sgrullando le spalle, pensando che fuori si sente come dentro, urlano e alzano la voce tutti. Aspetto un altro po’. e osservo altri volti disperati, ma pieni di dignità. Arriva un carabiniere al mio fianco, di fronte la porta, poi viene cambiato con un altro, mentre il responsabile continua a controllarmi. Che diavolo si controllerò ancora non l’ho capito, penso perplessa. Mi fanno male i piedi, chiedo al carabiniere di chiamarmi gentilmente Barbato, che sta ancora dentro. Viene alla soglia, e ha un tono quasi di scusa, per non essere riusciti a terminare l’intervista. Gli dico, che non fa nulla, anzi sono contenta, perché quello che ho visto e ascoltato, è stato molto istruttivo sull’economia reale.”Beh allora scrivi che occuppiamo l’aula” , mi fa. Lo guardo e mi sale una gran rabbia, gli dico che gli manderò altre domande. Esco fuori e vado a riprendermi il documento all’esterno. Mi viene in mente questa frase: “ore 20.15. hanno staccato la spina alla Iveco, dichiarata in coma irreversibile, senza ritorno.” Cammino e mi arrabbio sempre di più, entro in un bar vicino. Il barman anziano mi osserva e mi chiede: “Signò, che faccia che ha, che le è successo?”
Hanno dato il colpo di grazia alla Iveco, uno solo e assestato perbene, sono ancora là che discutono, i sindacalisti…
Mi interrompe: “Signò, a quelli non gliene frega niente: sindacalisti, politici, ministri, è sempre la solita storia. Sono tanti anni che faccio questo lavoro in centro, e ne ho viste tante…”
E chi si ricorda?
“Eh, Andreotti che alle tre passava sempre al bar per prendersi il caffè, insieme ad Aldo Moro, venivano tutti e due e Andreotti leggeva il Tempo.”
“Già, ma poi è rimasto soltanto uno a compiere il rito all’alba di caffè fresco di stampa e caffè…”Signò, meglio che non parlo,-mi interrompe- quanto ne ho viste”.
Giulia Salfi
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