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1 Commento | lug 25, 2008

LA FIGURA DI ENRICO COLEMAN

Postato da Ricccardo Graziosi

Nella Mostra fotograficaa Vallepietra dal 27 luglio al 24 agosto 2008

 

 

 

Un esemplare di orchidea

Un esemplare di orchidea

Da padre inglese, Charles, pittore, nativo dello Yorkshire,  e dalla bella e corteggiata modella anticolana Fortunata Segatori, quarto figlio maschio, nasce nel 1846 Enrico Coleman.

 

Fu avviato alla pittura dal padre che ebbe come maestro ma che ben presto superò; lo accompagnò spesso nelle lunghe passeggiate sia artistiche che venatorie nell’agro romano, fatto che gli permise di maturare quella profonda sensibilità verso la natura che sarà una delle principali costanti del suo mondo interiore e della sua arte.

Venne soprannominato il “birmano” per il suo carattere contemplativo e mite, molto diverso da quello irruento di Cesare Pascarella, detto il “pasca”, suo amico e frequentatore, insieme ad altri artisti dell’epoca, del Caffè Greco di Via Condotti. Fece anche parte del gruppo di pittori chiamato “I XXV della Campagna Romana”; tra questi definito il “principe della campagna romana” fu poi nominato, nel 1904, “capoccetta a vita”, ossia capogruppo del movimento.

Per oltre 25 anni, fu tra i primi soci della Sezione romana del CAI; appassionato escursionista, insieme all’Ing. Martinori, segretario della Sezione, aveva l’abitudine di prendere dettagliati “appunti di viaggio” illustrandoli con bozzetti e caricature (vedi. immagine).

Piacevolissime a rileggerle sono le descrizioni delle escursioni fatte sul Gran Sasso e sui Simbruini, quest’ultima datata 12 aprile 1881, oggi ricordata come  “Sentiero Coleman” (120 Km circa, attraverso i Paesi di Tivoli,  S. Polo dei Cavalieri, Licenza, Riofreddo, Camerata, Vallepietra, Jenne e Subiaco) all’interno dei Parchi Naturali dei M.ti Lucretili  e Simbruini.

Alla sua capacità di osservare nei dettagli la natura noi vogliamo dedicare la nostra attenzione, mettendoci sulle sue orme, insieme a quelle di Martinori, a distanza di oltre un secolo, per riscoprire ed ammirare le orchidee tanto apprezzate e care al pittore.

Tra fine ottocento ed inizi novecento dedicò loro una serie di tempere, oltre ottanta, di cui 44 quelle censite nella campagna romana e nell’Appennino, oggi raccolte dagli autori P. Andrea De Rosa e P.Emilio Trastulli  in un volume dal titolo “Orchidee Romane”.

In una delle Tavole, la n. 60 (vedi immagine), proprio sui Monti Simbruini,  il 19 maggio 1904, così annotava riferendosi ad una delle Orchidee, la Gymnadenia Conopsea,  rinvenuta su quelle alture:“Rara in Provincia romana – la ho solo trovata in qualche abbondanza presso il Santuario della Trinità sul Monte Autore e precisamente proprio sul colle ove è la Croce, a 1400 m. sul mare, ove fiorisce in Giugno, Luglio”.

In data antecedente, il 2 giugno 1901, sempre su quel colle, colto dal suggestivo scenario naturale, dalla sacralità e maestosità del luogo, aveva dipinto una delle sue migliori tele.

Muore a Roma nel 1911 e riposa nel poetico “Cimitero degli Inglesi” di Testaccio, il Cimitero degli artisti e dei poeti, “nella silenziosa quiete trapunta dal canto degli uccelli, il tenero arcobaleno dei fiori. Luogo agreste; suggestiva epifania di quella natura che era stata il grande, esclusivo amore di Enrico”.

 

Riccardo  Graziosi

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  1. [...] ma sia la ragazza semi nuda, soggetto del polacco Wojciech Weiss

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