La bambina nata due volte, di Carolina De Robertis, è una storia meravigliosa, che parla di tre generazioni di donne, unite da una straordinaria forza, e accomunate da un solo e unico destino. Acclamato dalla critica e premiato dal pubblico, che ha salutato la sua autrice come nuova stella della letteratura, il romanzo si è imposto nelle classifiche di tutta l’America, diventando uno dei libri più consigliati dal librai.
In un minuscolo villaggio del Sudamerica, Tacuarembo, la folla è radunata sotto l’albero più grande del paese. Tutti sono esterefatti e sorpresi: la piccola Pajarita, rifiutata dal padre e data per morta, è tornata. E’ appollaiata proprio su un ramo di quest’albero e ha negli occhi la stessa luce, lo stesso sguardo che aveva quando era nata. Chi pensa a un miracolo, chi pensa che sia semplicemente una strega. Fatto sta che, da quell’apparizione, Pajarita sarà sempre indicata come la “bambina nata due volte”. Una bambina, tra l’altro, attorno alla quale ci sarà sempre un alone di mistero, soprattutto per un dono fantastico che le è stato concesso: quello di guarire i malati utilizzando le erbe. Una volta cresciuta Pajarita si trasferirà a Montevideo e, insieme alle sue figlie, affronterà tante difficoltà e ostacoli, sempre in solitudine.
Da questo trasferimento si intrecceranno una serie di vicende che avranno come protagoniste tre donne, di tre diverse generazioni, a confronto. Tre donne in grado di lottare, soffrire, amare in un contesto che sembra ogni volta contrario alla loro emancipazione a alla loro felicità.
Una prosa, quella dell’uruguayana De Robertis, puntuale ma al tempo stesso piena di emozioni, con un connubio che definirei perfetto tra elementi di vita vissuta e esperienze extra-sensoriali, che sono solite vedersi nella letteratura sudamericana.
“Incantevole, appassionante, commovente … un esordio senza eguali, dai toni epici, che riverbera della grande eco degli antenati” (Publishers Weekly)
