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0 Commenti | feb 26, 2011

Circolo degli Artisti. “Calcedonio”, esilarante commedia sull’infelicità umana. La recensione.

Postato da Bruna Alasia

di Bruna Alasia

Roma. Nella suggestiva cornice de “Il circolo degli artisti” ieri sera un pubblico entusiasta ha assistito alla commedia di Manlio Santanelli “Calcedonio”, con la regia di Carlo Fineschi.  Questa è la storia: Egisto Baldini (Vito Mancusi)  e sua moglie Cesarina (Sabrina Dodaro) organizzano una cena per l’amico Vitaliano (Marco Venienti). I tre riuniti a tavola, simbolo per eccellenza di convivialità  e armonia, in realtà sono infelici: si perdono in musi lunghi, dialoghi paradossali e ripetitivi,  alla ricerca del tempo perduto di una vita piccola piccola.  Quasi casualmente, entra in scena un conoscente comune:  Calcedonio. Quest’ultimo è una sorta di “convitato di pietra” sul quale si canalizza l’attenzione dei tre, focalizzata a sciogliere un enigma senza soluzione: quale sarà l’età di Calcedonio?

Dietro una leggerezza apparente, una comicità paradossale, una mimica divertentissima dei tre bravi attori – si distingue Marco Venienti nella parte di Vitaliano – si dipana tra i personaggi una tensione fortissima legata al garbuglio dei sentimenti, alla paura della solitudine, al tradimento  di tutti contro tutti,  in un gioco di bugie senza tempo, sospeso tra passato e presente. La commedia racconta lo scorrere quotidiano di una vita banale e disperata, dove comunicare tra esseri umani è pressoché impossibile.  La piéce sorprende con colpi di scena, situazioni impreviste e corre veloce in un atto  di un’ora verso un finale appagante che cattura gli applausi dei presenti.

Messa in scena dalla compagni Urlo – che negli ultimi anni si è distinta  con la produzione di eventi legati alla drammaturgia come Garage Olimpo, Frankestein Food, la Conferenza di Yalta –  “Calcedonio” pone in evidenza, senza perdere di vista il divertimento, il nostro sottosuolo esistenziale, la nostra “ombra” di individui intrappolati nella sopravvivenza dove nessuno vola alto, nessuno è felice, eppure, paradossalmente,  ci fa morir dal ridere. L’autore, Manlio Santanelli, uno tra i più amati all’estero, non a caso cita Beckett: “Nulla è più comico dell’infelicità”.

Sotto l’apparente leggerezza ,dietro ai comici e paradossali dialoghi il dramma della memoria vissuta sul filo sprezzante dell’ ironia .una cena , il più classico dei triangoli, marito moglie e un amico di entrambi .. La commedia, scritta nel 1989, nasconde, dietro il riso compassato, un’enorme tensione legata al gioco dei sentimenti e alla condizione della solitudine cui è condannato l’individuo, dove tutti tradiscono tutti in un gioco di bugie che si confonde con la memoria tra passato e presente.

“ Nulla è più comico dell’ infelicità (  da Finale di Partita -Beckett  )

Dopo la cena organizzata da Egisto e Cesarina Baldini per l’amico Vitaliano, i tre si trovano seduti l’uno di fronte all’altro senza argomenti di conversazione se non i ricordi. Cosi, quasi casualmente entra in scena (solo dai racconti dei tre) il vero protagonista, Calcedonio, loro vecchio amico. Un dubbio atroce però occupa la serata, qual è la vera età di Calcedonio?

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