LETTERA APERTA AL SINDACO GIANNI ALEMANNO
Apprendo dalla stampa che è Sua intenzione intitolare una piazza alla signora romena Maricica Hahaianu, deceduta a seguito della lite avuta col giovane italiano alla stazione metro Anagnina; l’assessore comunale alle scuole annuncia di volerle intitolare una prossima struttura.
Vista la sensibilità dell’amministrazione comunale, intendo ritornare su una grave ingiustizia che ha colpito il vigile urbano Bruno Montesi, deceduto a seguito di un gesto di altruismo e coraggio, per salvare una vita umana, che da 30 anni aspetta un degno riconoscimento ufficiale.
Era il 1° marzo 1980, una pattuglia di motociclisti della polizia municipale romana transitava alle 17,10 su Ponte Garibaldi, l’agente Bruno Montesi, classe 1949, vide una donna in acqua nel Tevere dibattersi tra i flutti per reggersi a galla; noncurante dei rischi, Montesi non esitò a gettarsi nelle acque putride del fiume, riuscendo con veloci bracciate ad afferrarla e portarla a riva, salvandole la vita.
Dopo un po’ di tempo l’eroico vigile si ammalò di leptospirosi, dimagrendo in poco tempo 12 kili, ma, per portare lo stipendio alla famiglia, rientrò per un breve periodo in servizio, purtroppo la malattia ebbe il sopravvento, i medici gli asportano parte del fegato, ma le cure non servirono a salvargli la sua di vita ed il 24 Novembre 1981 morì, a soli 32 anni.
Il Comune ha conferito la medaglia d’argento al valoroso dipendente, ma non ha fatto altro per dimostrare riconoscenza all’eroe Bruno Montesi, non gli ha intitolato nulla, per farlo ricordare per sempre come esempio di altruismo e di grande coraggio civico alle nuove leve, non gli è stata neanche riconosciuta la causa di servizio e nonostante le richieste dell’associazione dei vigili urbani, non è stato lasciato il posto di lavoro ad un altro suo familiare.
Solamente l’ARVU rinnova delle edizioni alla sua memoria con rassegne d’arte di quadri, affinché il ricordo di questo gesto d’amore possa continuare a vivere per sempre; purtroppo dopo 30 anni solo i vigili pensionati o prossimi alla fine della carriera conoscono bene questa storia, mentre in una Città normale Bruno Montesi dovrebbe essere inserito in un Libro d’Oro dei Ricordi e tramandato e fatto conoscere a tutti i cittadini romani, per continuare ad amare questo nostro fratello sfortunato.
A Roma abbiamo avuto nelle stazioni ferroviarie altre vittime di brutali aggressioni, quali la ragazza Vanessa Russo e la signora Giovanna Reggiani, ma, per loro, non c’è spazio neanche per intestare un giardinetto di un parco pubblico.
Mi auguro che il nostro Sindaco metta riparo a queste “dimenticanze”
Consigliere Massimo Inches Roma, 21/10/2010


