Acquedotto Camuccini: Non si vede ancora una fine!
Era il 20 agosto 2008 quando Luigi Camilloni, presidente dell’Osservatorio Sociale, preoccupato per le tubazioni in eternit, per la loro continua rottura – e relativa mancanza di acqua a più di cento famiglie – chiese di adeguare l’Acquedotto Camuccini alle norme vigenti e di aprire un indagine per stabilire cause e responsabilità. Dalle relazioni sono emerse due considerazioni, la prima è che entrambi i pozzi di captazione, situati uno in località Borgo Pineto e l’altro in località Camuccini, risultano vecchi ed obsoleti, con squarci che consentono a insetti e roditori di penetrarvi; la seconda invece riguarda la rete idrica, un intreccio di tubi in amianto risalenti agli anni 60’, che essendo ubicata sotto i terreni privati limitrofi, è purtroppo soggetta a vere e proprie falle dovute al passaggio di trattori e mezzi pesanti. In una delle tante volte in cui questi incidenti sono accorsi, si è verificato anche un altro fatto: la società appaltatrice che si era fatta carico degli acquedotti rurali dell’Arsial, l’Acea Ato 2, era intervenuta come di consueto per ripristinare la falla, ma nonostante questo l’acqua non raggiungeva le case interessate, così è emerso che l’Acea attendeva dall’Arsial un fax per ripristinare anche l’allaccio. Una metodologia di intervento che fa discutere ma a cui nessuno sembra volere o potere porre un freno.
Durante questi anni è sembrato di assistere ad un torneo di tennis dove i giocatori si sono passati semplicemente la palla: Acea Ato 2 e Arsial in realtà non sono mai venute agli accordi sperati. A seguito dell’ispezione dei Nas e della Asl RmF, l’Arsial si è limitata a far rispettare il divieto di utilizzo dell’acqua perché “NON IDONEA AL CONSUMO UMANO” ed ha poi passato la stessa palla ad altre istituzioni che a loro volta l’hanno passata ad altre ancora. Intanto le famiglie che abitano nella zona tra Le Perazzeta e Borgo Pineto sono costrette a sopravvivere con taniche e bottiglie di acqua minerale e in occasione di rottura delle tubazioni non hanno nemmeno la possibilità di farsi una doccia, fare il bucato, o tirare la catena del water.
Il 2 novembre 2008 la Regione Lazio mediante un comunicato stampa fece sapere di avere avviato la mappatura ed il censimento dei luoghi dove si presume che materiali contenenti amianto potessero ancora essere in utilizzo. Ma i trentamila soggetti del settore pubblico a cui la richiesta era stata inoltrata non hanno mai dato risposta.
Il 16 Settembre 2010 L’Onorevole Elisabetta Zamparutti, depositava alla Camera un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministro della Salute, Ferruccio Fazio, e al Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo. Ma da allora sono passati due anni e l’Acquedotto Camuccini è ancora vestito di materiale tossico, di tanto in tanto si rompe lasciando nel totale disagio le famiglie che lo utilizzano, e cosa più grave non ha ancora la potabilità.
L’acqua fuoriesce di colore marrone, la terra che scorre insieme all’acqua ottura le caldaie perché i filtri saltano continuamente ma la bolletta deve essere pagata e non fa sconti.
Il tanto promesso allaccio all’Acquedotto del Peschiera sembra ancora un oasi in mezzo al nulla, dalle approvazioni al progetto, dagli espropri alle varianti del piano regolatore, alle autorizzazioni, agli appalti, alla futura realizzazione. Ma soprattutto ai continui dissensi tra Arsial e Acea Ato 2.
E in tutto questo dove sono i comuni di pertinenza?
Il comune di Formello che avrebbe dovuto interessarsi di Località Le Perazzeta, il 22 dicembre 2008, nella figura dell’Assessore all’ambiente Andrea De Angelis risponde ad una delle tante interrogazioni di minoranza dicendo che l’amministrazione si stava muovendo in favore delle suddette famiglie intraprendendo i relativi accordi con Acea Ato 2 per allacciare la loro rete idrica al servizio idrico integrato.
Ma era il 2008.
A seguito di una ulteriore interrogazione (3 giugno 2009)che ribadisce le pessime condizioni igienico sanitarie in cui versano le famiglie di Località Le Perazzeta, arriva la risposta dell’Assessore all’ambiente (2 ottobre 2009, ovvero quattro mesi dopo) il quale precisa che il 1 Luglio era stato perfezionato il passaggio della gestione del sistema idrico integrato, dalla socità Crea Spa, alla Soc. Acea Ato2 spa. E che nell’accordo di gestione tra il comune e l’Acea era stato specificato che tutti gli utenti di Via delle Perazzeta e di via SS. Martiri sarebbero stati forniti dalla rete idrica del Peschiera, con l’inizio dei lavori entro sette mesi dalla data di avvio del Servizio Idrico Integrato.
Ma era il 1 Luglio del 2009.
Si evince che, dal primo intervento di Luigi Camilloni nel 2008 ad oggi, sono passati quattro anni di inadempienze, di burocrazia, di stalli incomprensibili, e nessuna istituzione sembra esserne stata all’altezza.
Attualmente si è costituito un Comitato di Cittadini alle Perazzeta, che nasce per approfondire la questione che li riguarda da vicino, un comitato che tenterà di ottenere un semplice diritto: la fruizione dell’acqua pubblica.



