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0 Commenti | dic 21, 2011

FORMELLO: DOVE CADONO LE ANTENNE?

Postato da Emanuela Gizzi

di Emanuela Gizzi

I ripetitori di telefonia mobile nascono come funghi. Si dice perché i comuni non possono opporsi ai vari gestori che vogliono accaparrarsi pezzi di mercato, e gli abitanti delle nefaste irradiazioni elettromagnetiche, idem, non hanno voce in capitolo.

Affermiamo in tutta onestà che ognuno di noi ha permesso alla telefonia mobile di diffondersi e guadagnare sul nostro bisogno di essere rintracciati, ovunque e da chiunque. Non è un mistero, infatti, che molti in tasca riescano a portare perfino tre cellulari, e che si ha più timore di rimanere senza “tacche” che non quello di rimetterci in salute.

Nel Comune di Formello, svettano come punteruoli, ben cinque ripetitori per una popolazione di circa 14 mila abitanti. La loro locazione non è discussa con nessuno dei quattordicimila, anche se paradossalmente, interesserebbe, guarda caso, proprio i loro cervelli.

Il gestore può decidere in quale area stabilirli e lo fa, invia sul posto un bel plotone di esecutori, fa issare il longilineo ripetitore come fosse un innocuo palo della luce, e quasi per vantarsi produce tutte le autorizzazioni firmate dall’Arpa – L’Agenzia Regionale Per l’Ambiente – che stabilisce i limiti consentiti per le emissioni – sapete, qualora il vicino di casa dell’antenna voglia ostacolare il suo posizionamento.

La realtà è piuttosto evidente: il cittadino medio, proprietario a suo discapito di cellulare quindi stupidamente complice del gestore prescelto, viene raggirato in modo subdolo da questo e poi schiacciato nelle decisioni che lo riguardano.

Ed io mi chiedo, ogni volta che effettuo una ricarica, di come possiamo permettergli abusi di questo tipo.

Tuttavia una risposta me la sono data. Ho preso la macchinetta fotografica, ho raggiunto quei cinque siti di Formello sopra citati e quando sono arrivata abbastanza vicina ad ognuno, pur sapendo dove andare, ho chiesto alle persone (incontrate casualmente in strada) se sapevano indicarmi dove trovare le tanto discusse antenne.

Molti si sono guardati intorno, cercandola, chissà, nel cielo? Molti hanno detto di non sapere della sua esistenza proprio lì, nei dintorni; altri, diciamo i più preoccupanti, pur avendocela a pochissimi metri da casa, peraltro visibile, non l’avevano mai vista.

Quindi la mia risposta – non assoluta – è che omettiamo l’evidenza. O pensiamo di non farne parte fino a quando non ci tocca da vicino.

Insomma credo che dobbiamo prendere coscienza di questo atteggiamento sciatto nei confronti di un problema che, sì, non è stato ancora del tutto accertato – o meglio, di cui ancora non si conoscono i danni reali – ma che per alcuni altri studiosi è invece una delle cause dei tumori al cervello.

Credo che se fino ad oggi il comune si è avvalso di un criterio misero, come quello di posizionare le antenne all’interno delle aree abitate, da domani debba cominciare a riprogettare un piano che guardi alla salute dei suoi cittadini e non agli interessi di chi riscuote un affitto sull’ubicazione delle antenne.

Sono stata firmataria insieme al comitato “gioca senza onde” di una petizione che però è andata ben oltre l’interesse reale per questo sito. L’antenna in questione doveva essere solo il pretesto per far presente  all’amministrazione che un intervento concreto sulla situazione generale delle antenne era quanto mai auspicabile. Invece  molti hanno pensato bene di cavalcarle quelle onde, strumentalizzando perfino i genitori di quei bambini che si allenavano nei campi di calcio sottostanti, con il risultato che qualcuno li ha iscritti altrove. Gli altri, quelli rimasti, si sono accontentati del piccolo escamotage di un Comune che non sa più che pesci prendere, ovvero di un monitoraggio 24h per sei mesi fornito da un’azienda privata, atto ad estrapolare i dati inerenti le emissioni. Il giochino è stato attivato per un paio di settimane soltanto, e, una volta stabilito che le emissioni erano sotto l’1% e che mai avrebbero superato la soglia consentita del 6%, è stato spento.

Quella stessa antenna, poiché ubicata per anni dentro il Parco di Veio, è stata oggetto di molte discussioni tra il Comune e il Parco. Quest’ultimo nel 2008, appellandosi alla normativa vigente di tutela dell’area protetta (art. 8 della legge regionale n. 29 del 6.10.1997 e s.m.i. e Norme Tecniche del Piano Territoriale Paesistico n. 4 “Valle del Tevere” vigente sull’area in questione)”, con un ordinanza dirigenziale ha sospeso l’attività della stessa con il suo relativo ripristino in altro luogo.

E il Comune cosa ha fatto? Senza batter ciglio ha preso l’antenna e l’ha spostata cento metri più in là, nel campo sportivo appunto, senza peraltro informare il gestore della Vic Formello.

Dopo avere firmato quella petizione, che sembrava giustificata dagli eventi, mi è venuto il dubbio: ma perché tanta confusione per delle onde che erano già in quella stessa area? Ripeto, 100 metri più in là, forse 120.

Quando invece ci sarebbe di che preoccuparsi ed armare un vero comitato senza onde per altri siti ubicati in pieno centro. Nella foto il ripetitore Telecom la dice lunga. Se è vero, come enunciano i tecnici dell’Arpa, che le onde non cadono sotto il cappello, questo vorrebbe dire che la casa lì di fianco e forse tutta Via Magliano non subirebbero minaccia alcuna. Ma se pure Via Magliano è salva dove cadono allora queste onde? Via Umberto I? Via Roma? Via del Praticello? Sopra quale testa “dorme” la soglia non consentita?

Per non parlare poi della questione di Radio Vaticana. Una trentina di antenne alte più di cento metri in grado di produrre emissioni che in alcuni casi raggiungono il doppio del limite stabilito dalla legge italiana, un dato ufficiale fornito dal Dipartimento Ambiente e Protezione Civile della Regione Lazio già  nel 1999.

Eppure contro Radio Vaticana, Formello non ha preso grosse posizioni.

Non voglio contestare i comitati, i partiti, le istituzioni, dico solo che siamo pedine importanti quando dobbiamo fare una ricarica ma non lo siamo più quando chiediamo di essere ascoltati. Il piano antenne dov’è? I gestori della telefonia dove sono? E visto che i miliardi di raccolte firme non servono, forse basterebbe spegnere il cellulare tutti insieme, un giorno, due giorni, una settimana. In fondo prima non ce l’avevamo e vivevamo lo stesso.

Dall’11 al 15 gennaio spegnilo anche tu. Magari non succede nulla, o forse si.

Le Onde? Le vogliamo solo al mare

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