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0 Commenti | gen 16, 2012

Intervista a Eugenio Mastrandrea, nel cast del film ACAB

Postato da Roberta D'Auria

Classe 1993, sguardo penetrante, Eugenio Mastrandrea sarà nel cast di ACAB, il film del regista Stefano Sollima, tratto dall’omonimo romanzo di Carlo Bonini (Giulio Einaudi Editore). Lo abbiamo intervistato per sapere qualcosa in più di lui e del personaggio che interpreterà nello stesso film.

Sarai nel cast del film di Stefano Sollima “ACAB”. Interpreti qui il ruolo di Giancarlo, un ragazzo Skin. Puoi dirci qualcosa di questo personaggio?

Giancarlo è un ragazzo sui 17-18 anni che ha abbracciato da poco la fede degli skinhead: va in giro rasato, ha una ragnatela tatuata sul gomito sinistro (tipico della cultura skin), frequenta ambienti di estrema destra e delle tifoserie ultras e, soprattutto, nutre un odio profondo nei confronti della polizia, in particolar modo nei confronti del padre Mazinga (Marco Giallini), poliziotto del Reparto Celere.

ACAB, facendo una sorta di excursus sugli episodi violenti accaduti in Italia negli anni passati, dal G8 fino ad arrivare alla morte di Gabriele Sandri, è un film aggressivo nella sua pur concreta verità. Come ti sei rapportato Eugenio a una tematica così forte?

Un po’ per interesse mio personale e un po’ per aver precedentemente letto il libro di Carlo Bonini da cui il film è tratto, ero già abbastanza documentato sui fatti di Genova e sulle dinamiche degli scontri allo stadio. Ma vivere questa violenza in prima persona, seppur nella finzione cinematografica, è tutta un’ altra cosa. Prima di girare il film ero convinto, un po’ come tutti credo, che i poliziotti della Celere fossero solo capaci di menare le mani e che facessero costantemente abuso del proprio potere. Ma poi mi sono reso conto di quanto fosse pericoloso e sottostimato il loro lavoro.

Nel cast sono presenti attori di tutto rispetto come Filippo Nigro (che io adoro) e Pierfrancesco Favino. Come è stato per te lavorare con questi grandi nomi del cinema italiano?

All’ inizio ero intimorito e mi sentivo un po’ fuori luogo; ero piuttosto impacciato e non avevo neppure il coraggio di parlarci! Ma, sebbene la mia  fosse una parte secondaria, sono stati tutti molto carini e non mi hanno fatto pesare la loro importanza.

Leggendo la trama del film sembrerebbe che il concetto dominante sia quello dell’imposizione delle regole, anche se questa imposizione comporta un uso spregiudicato della forza. Tu che invece l’hai vissuto da attore, quale pensia sia il messaggio che il regista Sollima ha voluto lanciare?

Dal mio punto di vista il film si propone di dimostrare quanto ormai la violenza urbana sia diffusa e rappresenti per noi la quotidianità: chi si scandalizza più quando sente degli scontri allo stadio e delle cariche della Celere durante le manifestazioni? Proprio per dare maggiore forza a questo aspetto, i fatti vengono narrati con grande oggettività ed imparzialità, senza assolutamente prendere le difese dell’una o dell’altra parte, di cui anzi vengono messi in evidenza gli eccessi: dagli abusi di potere dei poliziotti all’inutile violenza e arroganza dei compagni di Giancarlo.

Ma veniamo a te ora. Le tue esperienze precedenti ti legano soprattutto al teatro. Che significa ha quest’ultimo per te?

Il teatro per me rappresenta l’arte stessa della recitazione, perchè non lascia spazi ad errori e tutto è affidato alle capacità recitative dell’ attore: è per me indiscutibilmente il percorso di formazione per eccellenza. Ed infatti, tutti i più grandi personaggi del cinema italiano e mondiale, hanno avuto esperienze in questo senso. Bisogna però ovviamente fare le opportune distinzioni: cinema e teatro sono due ambiti diversissimi ed entrambi affascinanti.

Come è stato il passaggio dalla rappresentazione teatrale a un set cinematografico? Puoi raccontarmi le tue emozioni, i tuoi stati d’animo?

Trovandomi alla mia prima esperienza cinematografica ero molto eccitato da tutto questo mondo per me nuovo e un po’ preoccupato ma allo stesso tempo emozionatissimo all’idea di girare un film con il regista di Romanzo Criminale, le cui puntate conosco tutte a memoria. Pensavo a come sarebbe stata la mia faccia sul grande schermo ma proprio non riuscivo ad immaginarmela! Ma nonostante l’iniziale tensione durante le riprese mi sono poi sentito a mio agio e sereno.

Quanto ti ha arricchito questa esperienza per te nuova?

Molto. E’ stata non solo un’esperienza di crescita ma anche di grande divertimento.
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