13 10 2011, Roma
Questo film, “Cose dell’altro mondo”, a parte le polemiche iniziali, sta andando molto bene e oltre che al festival dei Cinema di Venezia, ora sei stato chiamato in Giappone, dove?
Si, adesso hanno preso il mio film in concorso a Tokyo, nel Festival di questa città appunto che è il più importante dell’Asia, e chiaramente sono molto contento. Sono anche molto curioso di sapere che cosa hanno percepito di un film del genere.
http://2011.tiff-jp.net/en/lineup/works.php?id=22
Certo è “la prova del nove” in un certo senso?
Beh, si, anche perché è un’altra cultura, ora io non so che rapporti abbiano i giapponesi con gli immigrati, ma io penso che tutti i Paesi del mondo oggi abbiano rapporti con gli immigrati.
Già è la globalizzazione…
Si, son curioso di capire come lo considerano, leggendo il catalogo del festival di Tokyo mi sono meravigliato, perché ho già visto che lo inseriscono nella griglia di definizione “drama, fantascienza, fantasy,” quindi sono curioso di vedere le loro reazioni, tra l’altro vorrei capire perché non lo hanno definito comedy, perché secondo me è anche un po’ commedia.
Invece tu sei italiano, con vari influssi, ma il tuo obbiettivo era di creare una commedia anche però onirica, sembra un sogno,no?
Il mio obbiettivo era di trattare un argomento serio in maniera non seriosa, non intellettualistica, con dei sentimenti, e dei momenti in cui si ride, e si ride amaro, ma quanto meno almeno si sorride, cioè alternare, mantenere in equilibrio un leggero dramma e una delicata ironia, se così si può definire.
Invece per i giapponesi è un fantasy, forse perché nella scena centrale del film, gli immigrati spariscono all’improvviso dalla scena per un intervento divino, che ne pensi?
Non è certo un film di fantascienza, anzi al di là della sparizione, che tra l’altro non si vede, lo ritengo, invece, un film molto realistico, anche perché per quanto i personaggi sia no bizzari e grotteschi, comunque non mi sono inventato nulla.
Beh, anche il nome nome del protagonista, Libero Golfetto , è grottesco, no?
No, non è inventato, certo sono ameni, bizzarri, ma ti ripeto non mi sono inventato nulla anche i dialoghi al 90% sono presi dalla realtà, per quanto possa sembrare strano.
Può sembrare un film di fantasia, in realtà non lo è.
Quindi è come vedere nella realtà, tramite l’ironia il risvolto comico?
Ci sono dei momenti in cui si sorride, penso, o almeno tu non hai nemmeno sorriso proprio nemmeno una volta?
Beh , io mi sono fatta una bella risata, proprio per la scena della sparizione degli immigrati, vedendo il protagonista girare alla loro ricerca disperato. In effetti gli italiani si arrabbiano, perché vedono negli immigrati delle persone che sottraggono loro il lavoro, ma in realtà quei lavori non li vogliono fare. Tu, in effetti vuoi mettere l’attenzione proprio su questo, no?
Questo lo dice in una scena proprio la moglie di Abatantuono, secondo me è importante quello che lei gli dice a letto, perché poi rispecchia la realtà, cioè questa contraddizione.
Quindi tu lo fai dire proprio a una donna, perché lui è un uomo molto duro?
Si, non è importante che lo dica proprio la donna, diciamo che capita ed è un discorso assolutamente giusto: a un certo punto c’è uno sfogo da parte della moglie, proprio perché lui vuole avere un rapporto con lei e lei si ribella. Lei dice che se lui ha la prostituta nigeriana che è sparita, lei non è un riempitivo.
Beh, questo è un classico da parte delle donne arrabbiate tradite all’interno di una coppia, in effetti.
Si, è classico anche da parte degli uomini traditi. Lei gli dice giustamente che non gli stira più le camicie e che è ora di finirla.
Quindi il film è anche dalla parte un po’ delle donne e degli stranieri, con questo personaggio femminile, e in effetti è un po’ la realtà.
Si, certo.
Oggi le donne sono arrabbiate davvero. Credo che oggi ci sia molta incavolatura in giro, anche è un segno. Io non so come ci vedono per esempio i giapponesi, o gli americani, dimmi tu.
E adesso lo scoprirò, vediamo dai, sono molto curioso.
Che rapporto hai avuto durante la lavorazione del film con Abatantuono e perché hai scelto proprio lui?
Era l’unico che potesse farlo, io in fase di scrittura immaginavo proprio lui. Da lì poi pensare che poi lui accettasse di interpretare la parte il passo è lungo, però in effetti dentro di me mi dicevo che se non avessi potuto avere lui avrei dovuto molto perdere del personaggio che avevo immaginato.
Quindi diciamo che il personaggio in Abatantuono era già pronto, cioè che aveva tutte le caratteristiche, le carte in regola e le potenzialità adatte.
Si, era l’unico che potesse fare un personaggio del genere, cioè così amaro, così smargiasso, tronfio, imponente, ma anche capace di fare tenerezza, almeno così penso che fosse in alcuni momenti. Io non amo definire i personaggi soltanto in un modo: per non esistono, se non in particolari casi, i buoni o soltanto i cattivi, ma tutti i personaggi hanno luci ed ombre. Mi piace che convivano assieme nella stessa persona.
Sia lui che Mastrandrea mi sembravano perfetti, per rappresentare questi personaggi ambigui.
Ma è vero che sei stato un fan di Abatantuono?
Sono stato suo fan da sempre e l’ho seguito durante tutto il suo percorso artistico, perciò per me ha costituito per me una bella soddisfazione, ma mi sono trovato molto bene a lavorare anche con Mastrandrea.
Che tipo è Mastrandrea?
Secondo me è come il personaggio del film. Può sembrare una cosa contorta, ma lui ha interpretato un personaggio, quindi non è che si è seduto ed ha interpretato se stesso, ha veramente fatto dietro un enorme studio, un lavoro alle spalle sul personaggio e si vede tutto, ma nello stesso tempo io ritengo che lui sia molto quel personaggio.
Che ne pensi dell’attrice Lodolini?
Beh, pur avendo un ruolo un po’ minore, secondo me la sua figura era importante già in sceneggiatura, ad esempio la scena in cui lei resta un po’ così, quando Nadim le chiede di sposarla. Per me è stato difficilissimo mettere in scena proprio quel momento, in maniera non troppo evidente o didascalica e devo dire che la Lodolini è stata bravissima. Per me quello è il momento che definisce la sua interpretazione, quindi sono molto contento anche di lei.
lo spunto del film è venuto da un film americano, vero, dove ci sono degli immigrati messicano che scompaiono all’improvviso?
Si, ma soltanto come spunto, sotto il suggerimento di un produttore, ma comunque non c’è davvero nulla, soltanto lo spunto iniziale. Devo dire che i miei produttori, anche molto correttamente hanno preso i diritti del soggetto dell’altro film, anche se ripeto non c’è nulla in comune, ne’ come trama, ne’ come tipo di attori, ne’ come interpretazione, ecc.
Oltre questo viaggio che ti accingi a fare nell’immediato futuro?
Sto per iniziare a scrivere il prossimo film e mi sto occupando di una serie per un canale satellitare importante, che non posso anticipare, e poi sto montando un documentario.
La fiction non è per la tv generalista, perciò un po’ di più sofisticata, ma non ti posso dire di più.
Hai studiato architettura, come si è sviluppata la tua vocazione ad essere regista, è successo all’improvviso oppure no?
Io all’inizio disegnavo fumetti, poi l’interesse per questi ultimi si è sviluppato verso i 18 anni verso l’interesse per la regia. Mi sono iscritto ad architettura, sapendo che però volevo fare quell’altro lavoro, ma volevo tenere aperte anche altre strade, anche perché a 18 anni non puoi avere chiaro cosa sarebbe successo. Mi sono laureato velocemente nei tempi giusti e poi sono venuto a Roma e devo dire che mi è andata molto bene, perché ho iniziato subito a lavorare in una agenzia di pubblicità, sia grafica che video, avendo comunque come scopo di trovare dei contatti per riuscire fare il regista. Poi sono riuscito a fare un cortometraggio che fortunatamente fu preso in concorso a Venezia nel ’96 e da lì è iniziato un po’ tutto.
Oggi il mercato del cinema sta cambiando in maniera anche molto veloce. nel mondo delle radio c’è lo stesso fenomeno, almeno così mi hanno detto, nel giro di 5 anni, in Italia non esisteranno più le radio nel senso classico del termine, ma diventeranno tutte on line. Che e pensi di questo nuovo modo di lavorare, del tenersi in contatto on line, in diversi posti e poi ri-assemblare e condividere il lavoro? Come mi hai detto prima sei già sotto contratto per una fiction, c’è ancora la suddivisione tra il cinema e la televisione, come la vedi tu che sei un regista?
In alcuni casi più fortunati trovo che alcune serie americane siano migliori di molti film in circolazione, quindi proprio dal punto di vista qualitativo, scritte e girate da registi di cinema ed interpretate da attori di cinema, anche se questo non succede ancora in Italia.
Non c’è da fare distinzione, ma i media sono differenti e , quindi, tu giri in modo differente.
La tv richiede più primi piani e una fotografia diversa, e c’è una differente fruizione da parte di chi guarda il tuo lavoro dal punto di vista tecnico. Ma è anche vero che i media stanno cambiando, perché è inutile negarlo, la gente al cinema ci va di meno, sarà anche effetto della crisi, e la gente non si muove da casa. Tra i blu-ray e internet, confesso che anch’io ormai molte cose me le vedo al computer, e bisogna assolutamente tener conto di questo cambiamento in atto. Io parlo per me, ma credo anche che molti miei colleghi la pensino nello stesso modo, cercando di poter fare, fino a quando è possibile, dei prodotti cinematografici così come si sono fatti fino ad adesso.
Quindi il cinema si deve adattare a questa nuova forma di fruizione, ma non deve perdere la propria identità?
Io spero di si, anche se inevitabilmente delle modifiche ci sono, ma spero anche che siano sempre verso il meglio. Nessuno può prevedere ciò che succederò, ma sempre nell’ottica di uno stimolo al miglioramento. Oggi un film certo costa moltissimo e a meno che sia un block-buster difficilmente si rifà poi delle spese.
Dal modello americano, poi non so bene che succede nel mercato orientale, che potrebbe essere simile comunque, oggi un film si crea, poi si vede nelle sale cinematografiche per pochissimo tempo, quasi se fosse una incentivazione solo pubblicitaria, e poi già si sa che va a finire nella catena, quale può essere appunto block-buster o un’altra. In effetti il meccanismo della produzione e creazione e distribuzione di un film è già molto cambiato, tu che ne pensi?
Si, in effetti le sale d’essais stanno scomparendo e rimangono solo i multiplex.
I multiplex possono costituire una cosa positiva, perché avendo più sale, c’è più scelta, non credi?
I multiplex non proiettano, però, i film d’autore e questi ultimi hanno comunque una cerchia di appassionati, che restano delusi. I film d’autore o vengono esclusi dal mercato dei multiplex o vengono proiettati soltanto per una settimana, e non più come si faceva prima.
C’è un appiattimento, perché gli autori più avveduti si rendono conto di questa tendenza e cercano di reagire. Il fatto è che purtroppo è che devi modificare tu regista delle cose, non è il mercato che le modifica. Da questo punto di vista ci può essere un pericoloso snaturamento dell’autore. Ti racconto quello che è successo a me: dopo un esordio come autore di un film d’essais, cioè di “Pater familias” che è andato al festival del cinema di Berlino, molto duro e difficile in un certo senso, dopo mi sono reso conto che,nonostante il film stesso avesse raccolto ottime critiche e un ampio raggio di consensi, al botteghino aveva raccolto quanto appunto poteva un film piccolo di autore indipendente ecc. Mi sono reso conto che io non potevo pensare di costruirmi una carriera come regista esclusivamente tramite quel genere di film d’autore. Allora che fai? Cerchi di capire come adattare senza troppi compromessi la tua natura alle esigenze del mercato. Purtroppo oggi l’Italia vuole delle commedie, che poi tu riesca a farle bene e con un certo spessore poi è un altro discorso, il segno è inequivocabile e si si sflogliano i resoconti del botteghino i risultati sono assolutamente chiari.
Ma secondo te questa tendenza che c’è è quello che vuole davvero il pubblico o è anche frutto di una imposizione?
Come al solito un po’ tutte e due le cose. E’ chiaro che il pubblico soprattutto in tempi di crisi, istintivamente, difficilmente vada a spendere 8 euro per andare a vedere un film che è una scommessa, del quale non potrà avere nessuna certezza. Poi come la gente che va a teatro,ci sono persone che amano un certo tipo di cinema e comunque lo vanno a vedere n film di autore, ma non è un pubblico che i numeri.
Il pubblico che fa il numero, è quello che va a vedere film come “Ex amici come prima”.
Si, e anche la ripetizione del film stesso, con la versione 1, 2, 3 ecc.
Già, io non le giudico, assolutamente, ma il fatto è che nel momento in cui c’è già una parvenza di pensiero quella commedia ha già meno appeal rispetto a un’altra che è come ti dicevo.
Senza giudicare, come la vedi oggi la commedia, sopravvive la bella commedia all’italiana, come era una volta?
No, anche lì, c’è stata una trasformazione, oggi sarebbe difficile riproporre dei film come erano quelli di un tempo, perché non è cambiato solo il pubblico, ma perché cambiata tutta la società. Allora erano delle novità, oggi non lo sarebbero.
In effetti li abbiamo assorbiti questi film, tanto è vero che fanno parte del nostro linguaggio, non credi?
No, il problema è che erano girati con dei tipi di attore che non esistono più, è cambiato l’intero meccanismo, è tutto collegato il cambiamento al suo interno.
Oggi un ragazzo, o una ragazza, che voglia fare l’attore o l’attrice, riscontra molte difficoltà in Italia, anche se ci sono ottime scuole di recitazione e una lunga tradizione. Come tanti lavori, purtroppo, sembra quasi che abbia più sbocchi all’estero, che ne pensi?
Si, è difficilissimo, perché c’è una crisi pazzesca e non se ne vede l’uscita, perciò chi voglia fare il regista o l’attore così, ha chiaramente pochissime possibilità di riuscire. Su uno che ci prova, ce ne sono mille che non ci riescono. E’ quindi a tuo rischio e pericolo se lo vuoi fare.
Io mi ricordo ad esempio Mastrandrea ai tempi del Maurizio Costanzo show che disse a chi lo criticava, di voler fare a tutti i costi l’attore, anche con umiltà, riconoscendo di essere all’inizio e molto ignorante. Lui è riuscito e come dici tu chissà quanto altri no. Poi ci racconterai quello che è successo in Giappone.
Certo come no.
Giulia Salfi
