Il 12 settembre 2011 presso la Sala del Mappamondo, in Palazzo Montecitorio si è tenuto un colloquio interdisciplinare dal titolo: La santità salverà il mondo, Dialogo tra teologia, filosofia, medicina e politica; in occasione dell’imminente proclamazione di Luigi Guanella Santo.
All’incontro hanno partecipato i rappresentanti delle Congregazioni Guanelliane, il Card. G. Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura; il Prof. A. Pessina, Direttore del Centro di Ateneo di Bioetica dell’Università Cattolica di Milano; la Prof.ssa. M. Leonardi, Responsabile della SOSD “Neurologia, Salute Pubblica, Disabilità” dell’Istituto Neurologico C.Besta di Milano; Coordinatore del Comitato Tecnico-scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, le cariche istituzionali ; e il Prof. Fabio Zavattaro, nel ruolo di moderatore.
La carismatica figura di Don Guanella è stata ricordata con affetto e grande interesse nei riguardi del suo essere precorritore , in certo senso, della moderna psicologia e delle dinamiche oggi utilizzate nell’assistenza e cura dei malati di mente, dei disabili, che erano il centro della sua opera di assistenza, come li chiamava lui, “i buoni figli e le buone figlie”. Guanella è stato visto nei suoi tempi, circa un secolo e mezzo fa, come un prete di frontiera, e spesso non veniva capito proprio per questa sua eccezionale modernità e acuta attenzione ai più deboli nella società, senza preconcetti e senza alcuna forma di “razzismo”, pienamente convinto che ciò era la volontà di Dio Padre per i suoi “buoni figli”, ed eroico Servo della Divina Provvidenza, nella quale dimostrava avere una fiducia cieca e incondizionata fino alla fine della sua vita caratterizzata da una incessante operosità creativa. Il dibattito è ruotato sul Guanella mistico, uomo d’azione, sacerdote, educatore, psicologo, analizzando proprio il suo messaggio base: è la santità che salverà il mondo. Tra i vari interventi di personalità politiche e istituzionali (Rocco Buttiglione, Emanuela Baio, Franco Marini, Pierluigi Castagnetti, Sveva Belviso) figurava brillante e di particolare interesse quello di Giustina Ratto, Coordinatrice e Responsabile per Roma Capitale e Provincia della Fondazione Liberal e Membro della Fondazione Marisa Bellisario, sul rapporto di Guanella e le figura della donna.
Quale impressione hai avuta dall’incontro, che ne pensi della figura eroica di di Don Guanella?
Don Guanella visse in quel contesto di fine ottocento inizio novecento, in una situazione precaria in particolare per le donne, che non erano considerate al livello degli uomini, ma sfruttate nelle fabbriche con lunghi orari di lavoro e sottopagate, spesso assieme ai bambini. Se da una parte la società affidava alla donna le cure e il peso di una famiglia spesso molto numerosa, più il lavoro pesante e faticoso, per le classi meno abbienti, dall’altra parte non riconosceva alla donna la sua importanza, come cardine della famiglia, del tessuto sociale e dell’economia. Oggi dopo circa un secolo e mezzo le donne hanno conquistato posizioni nel mondo della cultura, dell’educazione, dell’economia, ecc., e si da per scontato che una donna possa e debba organizzare un lavoro di responsabilità, ma allora una cosa del genere fatta da un sacerdote così vulcanico era guardata con sospetto. Mi hanno colpita di Don Guanella il suo coraggio, la sua tenacia e la tenerezza con la quale trattava le sue collaboratrici, religiose o laiche che fossero.
Non è affatto un caso che fu proprio una donna la cofondatrice della sua Opera, come lui stesso ci teneva a dire, Marcellina Bosatta, e che fu il padre spirituale della sorella di quest’ultima, già riconosciuta beata dalla Chiesa, Suor Chiara Bosatta.
E possibile per un politico aspirare anche lui a diventare santo, proprio in questa particolare situazione dell’Italia spaccata da una crisi morale, sociale, economica.
In altre parole il messaggio guanelliano così attento alla povertà, a persone che la società ancora oggi tende a mettere ai margini, è applicabile al contesto politico odierno?
Si, oggi la figura del politico si è sempre più scollegata al reale tessuto sociale dell’Italia, vuoi per il fenomeno del clientelismo, ma anche per una forma di stagnazione, di rassegnazione che circola tra le persone appartenenti a differenti classi sociali.
La frase che si ascolta sempre più spesso è: inutile è combattere, perché comunque non cambierà nulla.
Il politico è visto in una accezione completamente negativa, come l’appartenente a una casta, che è tutta presa a difendere i propri privilegi, completamente sorda alle reali necessità della popolazione. Questo è un momento critico ed estremamente pericoloso, non lo dico per retorica o facile demagogia, ma è ora che la classe politica smetta di piangere sui passati fallimenti ed imbracci con coraggio il timone dell’Italia, che non è un Titanic, ma una nazione meravigliosa, nel cuore dell’Europa. Il messaggio di Don Guanella così attivo e fiducioso nella Provvidenza è quanto mai attuale, perché ci avviamo a dei profondi cambiamenti dei quali non è poi così facile prevedere l’attuarsi e in quale scenari ci troveremo, sono cambiamenti epocali.
Oggi la crisi più nociva non è solo quella economica, ma è in crisi la fiducia di farcela in qualche modo, si ha la sensazione di varcare una soglia cupa e senza luce, senza alcun ritorno, dell’impossibilità di uscirne fuori. La luce di questo santo è preziosa proprio per rincuorarci e rinfrancarci nella nostra attività, soprattutto il suo ottimismo realistico, concreto, fatto di piccole azioni sempre guidate dalla luce della carità, della solidarietà, che è l’unico collante che può riappacificare questa società immersa nella diffidenza e rassegnazione.
Don Guanella non si rassegnava mai e studiava ogni possibile soluzione, il suo comunque non era di certo un ottimismo a prescindere, ma attento ai reali problemi, sincero e vigile.
Che cosa pensi del rapporto di Don Guanella con le donne, che sono così presenti nello svolgersi della sua parabola umana?
Don Guanella seppur sostenesse il ruolo che la tradizione assegnava alla donna, sposa fedele e madre amorevole, tutta casa e famiglia, egli affermava: «Come è conveniente che la donna cristiana entri nel movimento religioso e sociale». Con fiducia e prudenza, non ha esitato a mettere in pratica questo principio, convinto che della donna «è facile avvalersene per molte opere di bene».
Nell’ultima biografia “Accordò la terra con il cielo- Luigi Guanella Santo uscita in questi giorni”, si afferma « Senza le figure femminili, le sue opere sarebbero state meno ricche di umanità» e lui stesso come persona avrebbe provato più solitudine, soprattutto nei momenti di difficoltà, senza contare tutta l’ intensa e concreta collaborazione che gli hanno offerto per realizzare un’opera di cui tutto il mondo parla ancora oggi.
Che cosa era la donna per Guanella?
Le donne erano per Don Guanella particolarmente adatte per la loro naturale predisposizione a donarsi , per la loro forza, sensibilità e autorevolezza ad accogliere : bambini, orfani, ragazze in difficoltà, malati di mente. Ma la donna per lui non era solo questo.
La società di allora sarà rimasta incredula a guardare come questo prete dimostrava la sua fiducia nella donna: curava le relazioni da «gentiluomo» come qualche collaboratrice laica ha voluto testimoniare.
Voleva le sue religiose donne di preghiera che dovevano rassomigliare a «sacchi di paternoster, ma dovevano essere formate e aggiornate. Affidò loro ruoli di responsabilità.
Solo per citare qualche esempio: mise una suora a capo della tipografia di Como che aveva allestito proprio perché era molto convinto che « La stampa è la quarta potenza del mondo e noi siamo obbligati a valerci di questo mezzo fornitoci dalla Divina Provvidenza».
Al suo posto di direttore del giornale La Provvidenza, un bollettino fondamentale per far conoscere l’opera mette una donna, Maddalena Albini Crosta, una nobildonna, autrice apprezzata anche in Vaticano.
Giulia Salfi
