Il dott. Salvatore Tamburro è un giovane economista che ho avuto già avuto il piacere di intervistare (http://www.tibereide.it/intervista-a-salvatore-tamburro-del-25-ottobre-23011/). Ci presenta un libro da poco uscito, edito da Edizioni SI.
Innanzitutto cominciamo dal titolo che mi sembra molto chiaro, perché hai scritto questo libro dal titolo “Non è crisi è truffa“, con un sottotitolo ancora più esplicativo”come i banchieri ti stanno derubando”?
Ciao Giulia, colgo l’occasione per ringraziarti per una seconda intervista concessami.
Il titolo “Non è crisi, è truffa!” è molto intuitivo appunto ed è stato pensato per dare da subito al lettore l’idea che si intenda svolgere una spiegazione del funzionamento del sistema economico, partendo subito dal postulato, facilmente dimostrabile, che si tratta di una truffa ben architettata dai poteri forti, ossia l’oligarchia bancaria e le corporations, invece che una crisi come i mass-media, collusi ai poteri forti, intendono farcela passare.
Nella conclusione del libro ti difendi da un’eventuale accusa di complottista, invece la tua analisi dell’economia attuale su cosa è fatta e da quale metodo e obiettivi è improntata?
Come ho scritto nel libro è spesso facile prendersi l’etichetta di “complottista” quando le tue teorie non aderiscono a quelle comunemente promosse dai mass-media. L’etichetta di “complottista” è già un modo di screditare l’autore, paragonandolo ad un visionario per le cose che osa dire o scrivere. Purtroppo non c’è nulla di campato in aria, tutte le informazioni che trascrivo hanno sempre un fonte bibliografica o webgrafica a cui il lettore può agevolmente risalire per appurarne la veridicità dei fatti ed approfondirli.
Come è impostata l’economia attuale, chi detiene effettivamente il potere decisionale le multinazionali, le società di rating o gli Stati?
L’economia attuale è in mano all’oligarchia bancaria e alla grandi corporations, sono loro che decidono la politica, in particolare quella monetaria, che uno Stato debba perseguire; nel momento in cui tale Stato devia la sua agenda politica, intervengono istituzioni sovranazionazionali, non elette da alcun cittadino, che impongono il diktat da seguire, basato quasi sempre su privatizzazioni, liberalizzazioni, distruzione dell’economia locale a vantaggio delle multinazionali, moneta elettronica, etc.
Che ruolo hanno i capi di governo, i partiti politici e i media?
Capi di Stato, partiti politici e mass-media sono tutti, tranne rare eccezioni, collusi ai poteri forti, altrimenti non ci si spiega, perchè non esistano uomini di stato o quotidiani nazionali che denuncino in prima pagina la truffa del signoraggio e la perdita della sovranità monetaria da parte degli Stati, limitandosi, invece, a discutere di fatti banali che sono spesso la conseguenza di una politica economica consegnata nelle mani di privati.
Perché il PIL, cioè il prodotto interno lordo all’intero di un sistema economico, è in realtà un termine finanziario completamente snaturato, cosa dovrebbe indicare, e cosa non indica?
Il PIL è un indice del tutto errato, in quanto non tiene conto degli effetti negativi in determinati processi economici\produttivi. Faccio un esempio: se mi ubriaco bevendo dieci calici di birra, poi mi metto alla guida e investo, ferendoli, tre passanti in questo caso il PIL sale per due motivi: il barista vende birra e il medico guadagnerà dalle spese che offrirà ai tre passanti feriti; in tal caso il PIL non ha tenuto conto, ad esempio, delle cure riabilitative che dovrà sostenere un ubriaco, e del dolore inferto ai passanti colpiti.
Stesso esempio lo si può fare per una fabbrica che vende prodotti e contribuisce a fare aumentare il PIL, ma nel frattempo scarica sostanze nocive nel fiume vicino inquinandolo. Il Pil non tiene conto dei costi per la bonifica del fiume oltre che per i danni ambientali causati.
Potrebbe essere costruito un nuovo tipo di PIL, o piuttosto un’alternativa al PIL,cioè che tenga conto di quali altre realtà?
Si sta discutendo da anni anni di sostituire il PIL con indici più veritieri e appropiati, come ad esempio il il FIL (felicità interna lorda, fortemente appoggiato dal Dalai Lama), l’ISU (Indice di sviluppo umano), oppure l’ IEF (Indice della libertà economica).
Tra le varie proposte finora valutate l’alternativa più valida sembra il GPI, il Genuine Progress Indicator, utilizzato negli USA dal 1950, ed è una misura che tiene conto di più di venti aspetti della vita economica che il PIL ignora, come la stima dei contributi economici di numerosi fattori sociali ed ambientali.
Cosa dovrebbe essere un’agenzia di rating e invece , in realtà, cos’è, perché la loro analisi è spesso errata, perché non hanno previsto i fallimenti di grandi imprese come quello della Parmalat? Quanti danni stanno compiendo nei riguardi dei titoli pubblici, quale meccanismo perverso si innesta?
Le agenzie di rating io le definisco delle “prostitute finanziarie” in quanto agiscono in pieno conflitto di interessi: si fanno pagare per il voto, o rating, che danno. Loro hanno la pretesa di giudicare tutto e tutti, dalle azioni di una singola impresa quotata in borsa fino ai titoli di Stato di un Paese.
In realtà, loro sono un’arma nelle mani della finanzia internazionale in quanto, giudicando negativamente l’economia di un Paese, portano ad una svalutazione dei Titoli di Stato di quel Paese stesso, il quale per rendere più appetibili i suoi titoli sul mercato sarà costretto ad offrire un tasso di rendimento maggiore rispetto a prima, e quindi, ad indebitarsi ulteriormente con le banche.
Cosa c’è dietro la presunta lotta al sovra-riscaldamento globale in USA, che bufala sta spacciando Al Gore, perché le lobby multinazionali con la scusa dell’ambiente vogliono tenere sottocontrollo l’aumento demografico mondiale?
Al Gore è stato già ampiamente sbeffeggiato da autorevoli studi scientifici circa la bufala del riscaldamento globale. Dietro Al Gore si nasconde il “Club of Rome”, una sorta di Bilderberg che però è incentrato sull’eugenetica e sul controllo demografico, ritenendo che la crescita della popolazione mondiale debba essere in qualche modo frenata per evitare gravi rischi al benessere collettivo. In realtà il vero problema riguarda la cattiva allocazione delle risorse alimetari, energetiche, etc, che in alcuni Paesi sono in sovrabbandanza, mentre altri ne sono pienamente carenti.
Cosa è per te la felicità, sembra strano per un economista, ma cos’è secondo te, che ne pensi del downshifting(alla lettera in inglese scivolare giù), cos’è?
La felicità secondo me sta ne poter esprimere liberamente le proprie passioni, condividere una delle cose più preziose che abbiamo, il nostro tempo, con le persone che amiamo o in progetti che accrescono la nostra stima e ci fanno sentire meglio nel realizzarli.
Il sistema capitalista vieta questo tipo di stile di vita, in quanto etichetta gli esseri umani come “unità produttive”, ossia mezzi atti a produrre e generare profitto. In un circuito del genere non c’è spazio per la felicità umana, perché il singolo individuo è chiuso dentro una gabbia in cui gli viene offerto solo di: lavorare, produrre, guadagnare e consumare. Il sistema ha fatto credere che la felicità dell’individuo stia nel consumare ciò che egli stesso produce, ignorando del tutto i rapporti umani e il tempo da dedicare alle proprie gioie personali. Il downshifting è una concezione che porta l’individuo a lavorare sempre di meno, limitando le ore che dedica al lavoro e aumentando il tempo per il proprio piacere personale. E’ una concezione anti-capitalista se vogliamo considerarla in un certo modo. Poi ci sono anche scelte estreme come quelle di Mark Boyle che ho raccontato nel libro, capace di abbandonare il suo vecchio lavoro, vivere circondato da poche cose ma semplici, ricorrendo al baratto, abolendo del tutto l’uso del denaro e coltivando per sé ciò che gli occorre alla sua sussistenza fisica.
Cosa sono in realtà, cosa dovrebbero essere, e in realtà cosa sono quelli che tu definisci definisci armi di distruzione di massa, cioè i derivati?
I derivati sono armi di distruzione di massa in quando sono uno strumento della finanza che, quando le cose vanno bene generano grossi introiti per le banche e i fondi di investimento, ma quando le cose vanno male conseguono gravi danni per l’economia reale e quindi per i cittadini stessi. I derivati, o meglio i CDS (credit default swap), altro non sono che delle scommesse: ci sono hedge found che scommettono su tutto, sul prezzo del petrolio, se facebook aumenterà i suoi iscritti il prossimo anno, e addirittura se un Paese come la Grecia vada o non vada in bancarotta entro la fine dell’anno.
A governarci è un’economia che poggia su castelli di carta, in cui la finanza è diventata la vera padrona in grado di succhiare tutta la linfa vitale all’economia reale, con reali conseguenze negative sulla vera crescita economica, che di fatto non c’è.
E ora arriviamo al tema centrale del libro, in che situazione si trovano le banche oggi, è vero che c’è una crisi di liquidità, e perché? Perché secondo te è in atto una vera e propria frode, ai danni di chi, se il processo non viene arrestato cosa potremmo rischiare?
Le banche stanno cercando di arginare i danni che loro stessi hanno creato, cercando magari di non destare troppo scalpore. Basta guardare alla politica europea per accorgersi che hanno mandato in campo dei banchieri, come Mario Monti in Italia e Papademos in Grecia, per cercare di contenere i danni di una finanza malata.
La crisi di liquidità è relativa, basta pensare alla BCE che “regala” denaro alle banche al tasso dell’1%. Il problema sta semmai nel fatto che tali banche, dopo questi regali, comprano, lucrandoci su, titoli di stato al 4-5% o prestano denaro ai cittadini all’11%; negli altri casi le banche depositano questi soldi nelle loro casse per esigenza di ricapitalizzazione. Dunque in fenomeni del genere l’economia reale non ne trae alcun beneficio.
Questo processo truffaldino, in cui lo Stato è soggiogato al diktat della finanza internazionale, può essere interrotto in un solo modo: restituendo agli Stati il potere di emettere moneta e non di chiederla in prestito a banche private. Solo così può dar vita ad una spesa pubblica adeguata, capace di generare occupazione e di offrire alla collettività tutti i beni e i servizi di cui essa necessita per vivere bene.
La mia ricetta economica è quella di uscire al più presto dall’Unione europea, che è un fallimento su tutti i fronti ormai, e coniare una nuova moneta nazionale, con tasso fluttuante e non fisso. Il governo in carica che adotterà questa decisione che salverà il Paese, poi deciderà se ignorare i prestiti che aveva contratto in euro, oppure se rinegoziarli nella nuova valuta. Ovviamente, qualora si decidesse di introdurre il concetto di debito detestabile (secondo cui se un debito contratto non porta benefici alla collettività allora è da dichiarare impagabile), tali prestiti in euro andrebbero totalmente rinnegati.
E’ molto interessante il tuo concetto di economia unita all’etica, e sono d’accordo con il fatto che alcuni derivati finanziari siano delle bombe ad orologeria all’interno della società, sia per le stesse banche che per i cittadini, sul fatto che sia un castello di carte e che immettere liquidità sia un circolo vizioso, e alle lunghe invece che salvare l’organismo economia, lo faccia ammalare ancora di più. E’ come fare a un emofiliaco lunghe trasfusioni di plasma, nemmeno sangue, senza riuscire a far coagulare la ferita. Non sono d’accordo, invece, sul fatto che bisogni abbandonare il sogno europeo, il concetto di Europa Unita, visto che è nato proprio in Italia e tanto il nostro popolo italiano abbia dato allo svilupparsi di esso. Ritengo a-storico il ritorno al baratto, forse per forme più semplici di economia, come i beni di prima necessità, ma spero ardentemente che non avvenga per tutto il sistema economico. E’ già avvenuto in Europa verso il V secolo al suo apice, iniziò in piccolo nel III secolo, nell’area che riguardava l’impero romano in dissolvimento. La moneta romana non ebbe più valore, riprese il baratto, e iniziò il medioevo, epoca piena di zappatori che autoproducevano i loro beni, vedi i cistercensi che salvarono l’Europa, non solo la cultura classica, come i codici antichi, ma gli stessi sistemi di viticoltura, allevamento e agricoltura, perfezionandoli. Grazie comunque per il tuo intervento.
Giulia Salfi
Giulia Salfi

