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0 Commenti | feb 11, 2012

INTERVISTA AD ANDREA PIZZICAROLI

Postato da Giulia Salfi

di Giulia Salfi

Andrea Pizzicaroli

Siamo qui con il presidente dell’Istituto Terzo Millennio Andrea Pizzicaroli, http://www.ietm.it/,docente senior in comunicazione, marketing relazioni istituzionali, e sviluppo e risorse umane per gli enti pubblici e le aziende private. In questo momento particolare qui in Italia c’è appunto la crisi economica, se ne fa un gran parlare, ecc. e i giovani, in particolare, vivono questo momento con grande incertezza, riguardo proprio il lavoro, la difficoltà di trovarlo, il lavoro è precario, ecc., lei che ne pensa?

Ma guardi, innanzitutto, c’è da fare una premessa importante che è quella della situazione del lavoro giovanile, in quanto precaria in genere, quindi negli ultimi decenni basta analizzare i dati che sono sotto gli occhi di tutti, per capire quanto sia cambiata diciamo negli ultimi 30 anni la vita dei giovani, io stesso sono padre da poco, ho 38 anni, e i miei genitori sono diventati padre e madre a 26, quindi, come dire c’è un gap, e io sono nella media, non credo proprio di essere fuori dalla media, negli ultimi 30 anni c’è stato uno spostamento dell’età in cui si fanno figli di una decina d’anni, parallelamente è avvenuto lo stesso fenomeno anche nel mondo del lavoro, i miei genitori avevano 26 anni quando io sono nato, e già lavoravano tutti e due con contratto a tempo indeterminato. Nella mia vicenda che non è molto dissimile da quella di tutti i miei amici e non amici, insomma delle persone che non conosco, mediamente il lavoro a tempo indeterminato intorno ai 22-23 anni è molto, molto più raro, rispetto a 30 anni fa, quindi questo evidentemente genera incertezza, che si riversa su il sociale, nel momento in cui si deve creare una famiglia, quindi non puoi fare dei figli, e si riversa, quindi, anche nel mondo economico nel momento in cui bisogna fare delle scelte importanti, come l’acquisto di una casa e la creazione di una famiglia, e anche una certa solidità economica su cui costruire i propri pilastri della propria vita. Io ho formato dipendenti pubblici e dipendenti aziende private da 12 anni.

Quindi vedi un po’ la questione da due ottiche un po’ completamente differenti, no? Un conto è il lavoro pubblico, un conto un’azienda con altre dinamiche. Per scegliere il lavoro più adatto a se stessi, quindi, che è quello per il quale si è più portati e si ama, un ragazzo o una ragazza oggi da cosa deve partire?.

Deve partire principalmente da se stesso. La crisi del Terzo Millennio, secondo me è proprio questa, la difficoltà di ascolto. Noi viviamo in una società in cui la comunicazione ha preso il sopravvento, non è un caso che il mio Istituto ha come pay off, come sottotitolo diciamo, la comunicazione semplice. C’è una grossa necessità di comunicare in maniera semplice.

Un giovane è bersagliato da questa ipertrofia, da questo marasma di informazioni, e non si ascolta.

Esatto, il problema è esattamente questo: la capacità di ascoltare gli altri in primis, e successivamente, o anzi ancor prima, di ascoltare gli altri, c’è una forte necessità di ascoltare se stessi, e quello che io voglio comunicare oggi, e, approfitto di questo palco illustre, per comunicare un concetto principale. Io non credo che sia utile che dividere dal punto di vista anagrafico la popolazione, cioè mi spiego meglio. io non voglio parlare ai giovani, io parlo generalmente alla persona, perché ogni singola persona è totalmente diversa, quindi parlare ai giovani è un grosso errore che si fa, perché i giovani non esistono. Esiste Antonio, Paolo, Marco, Giovanni, esiste quel ragazzo che è molto, molto motivato ed è un grande trascinatore, esiste, invece, quel ragazzi lì che è svogliato, ed è un giovane svogliato, e da grande sarà un adulto svogliato. Quindi quello che io dico è nelle persone di buona volontà, cioè che hanno voglia e volontà di raggiungere degli obbiettivi chiari, per i quali hanno sudato ed hanno lavorato nell’identificazione. Io parlo con le singole persone per fare in modo, e spesso questo noi diciamo nei corsi di formazione, per fare in modo che venga fuori la reale volontà, aggiungo io, buona volontà della persona, per capire la sua strada. Le faccio un esempio: il fuoriclasse nel calcio, è un modello particolare, perché pochi riescono a giocare in serie A, e a guadagnare bene. Il fuoriclasse è colui che si diverte a fare il proprio lavoro di calciatore e che lo fa così bene da diventare fuoriclasse, ovverossia una persona difficilmente racchiudibile in alcuni schemi.

Ti sei fatto, quindi, un’idea sia nel campo pubblico che privato. e per questo hai voluto, hai sentito la necessità di scriverci sopra un libro, il cui titolo è: “Il Manager della formazione.Il lavoro che migliora se stessi e gli altri.”, appena uscito con le edizioni de Il sole 24 ore. Perché?

L’idea principale è di mettere in un unico libro le esperienze formative nel settore della pubblica amministrazione, quindi, la formazione fatta a dipendenti della pubblica amministrazione, accanto all’esperienza nel settore privato, quindi nel formare i dipendenti di aziende private. Il primo capitolo del mio libro, s’intitola proprio il lavoro fisso in un mondo che corre, e parla di questo paradosso, cioè del sentire quanto sia difficile trovare un lavoro fisso, inteso proprio nella staticità sia economica, ma soprattutto di ruolo e, quindi, di persone che lavoravano 30 anni fa in una azienda che oggi lavorano nella stessa azienda, con lo stesso ruolo, sono sempre più rare, quindi nel mio primo capitolo e qui dico “il lavoro fisso in un mondo che corre” è un paradosso, non si può cercare un lavoro fisso, quando il mondo sta correndo. La maggior parte delle persone, che hanno delle difficoltà nel trovare lavoro è perché principalmente non hanno chiarezza dentro di se’ di ciò che vogliono raggiungere. Se una persona ha le idee chiare e quindi il lavoro principale è chiarirsi le idee, di chi si è e di chi si vuole diventare, devo tirarmi su le maniche fisicamente, prendere la mia valigetta e con umiltà avere sempre il tempo da dedicare per formarsi al meglio ed avere tempo da dedicare per promuovere il proprio prodotto o servizio.

La aspetto un’altra intervista, sempre riguardo la sua attività di formare professionale e altre iniziative che possano interessare i lettori e le lettrici di Tibereide.

Perché no, ho nel cassetto molti progetti, tutti nell’ottica della sfida al Terzo Millennio, lavorare e far lavorare gli altri nel settore che più amano e si sentono portati a fare.

Giulia Salfi

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