di Nicoleta Sprinceana
L’immigrazione ed i media italiani: un rapporto “congelato” sulla visione problematica dell’immigrato e del richiedente asilo e un alto tasso di deviazione rispetto ai principi sanciti delle carte deontologiche
Questo dicono i ricercatori dall’università la Sapienza di Roma; ed è anche quello che risulta da uno studio comparativo tra statistiche e ricerche svolte negli ultimi 20 anni sulla rappresentazione dello straniero nei media italiani e sul ruolo dei media nel “montare “ il tema dell’immigrazione (Università di Roma La Sapienza, C.I.R.S.D.I.G. – Università degli Studi di Messina, Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano – Bicocca, COSPE, Dossier Caritas/ Migrantes e altre). La cronaca è la lente preferita dall’informazione per dare visibilità alla presenza straniera in Italia. E, secondo la ricerca condotta all’Università La Sapienza, il ritratto immortalato dai media italiani dell’immigrato si può riassumere cosi: ”È spesso un criminale, è maschio (quasi all’80%), e la sua personalità è schiacciata sul dettaglio della nazionalità o della provenienza “etnica” (presente spesso nel titolo delle notizie). Quest’ultima caratteristica costituisce anche il legame esplicitamente riferito dalla testata per spiegare gli avvenimenti e per collegarli con altri: l’appartenenza ad un gruppo etnico o la nazionalità dei protagonisti viene ricondotta al fatto narrato in quasi due casi sul dieci (18,6%) e l’immigrazione in poco più di una notizia su dieci (11,5).”.
La ricerca della Sapienza rileva che, del fenomeno migratorio, parlano nei media gli esponenti politici in un rapporto notevolmente sproporzionato rispetto “agli altri soggetti interessati al dibattito quali i rappresentanti delle forze dell’ordine, i magistrati o, soprattutto, delle comunità straniere“.
Cosi i media presentano un’immagine semplificata e parziale, stereotipa, quasi immutabile da 20 anni, di un fenomeno assai complesso ed in continuo movimento! Tra gli anni ottanta e novanta inizia una deriva progressiva nella rappresentazione mediatica dell’immigrato che portò alla creazione di un fenomeno mediatico del tutto italiano definito da Caritas “la sindrome di accerchiamento“. Segue “l’emergenza albanesi“ e “la questione romena“.
La ricerca della Sapienza conferma, come tutte le statistiche rilevate negli ultimi 20 anni, un’immagine dell’immigrazione ancorata sempre alle stesse modalità di rappresentazione, alle stesse notizie di cronaca o giudiziarie, agli stessi stili narrativi e, raramente, agli stessi tic e stereotipi. Raramente l’immigrazione viene trattata come tema da approfondire e quando ciò avviene è ”accomunata alla dimensione della criminalità e della sicurezza“ come rileva la sintesi della ricerca (sul totale di 5684 servizi di telegiornali andati in onda nel periodo di rilevazione, solo 26 servizi affrontano l’immigrazione senza legarla, al contempo, ad un fatto di cronaca o al tema della sicurezza).
Nello stesso tempo le indagini hanno individuato violazioni dei codici deontologici riguardando sia elementi identificativi di persone colpevoli di atti di violenza sia presenza di riferimenti a “congiunti“ o ad altri soggetti non direttamente interessati dai fatti, cosi come immagine o foto di persone arrestate, in stato di detenzione o con manette ai polsi. La ricerca cita l’associazione rilevante tra le violazioni dei codici deontologici e la citazione della nazionalità e la tipologia del migrante responsabile di un atto criminale. Diverse ricerche avevano già rilevato in passato la caratterizzazione etnica presente nella titolazione o nel corpo di articoli e servizi “soprattutto a fronte di riferimenti agli italiani che in genere si limitano al’indicazione dell’età o della professione. L’analisi rileva che: “Dei 97 sevizi di Tg in cui si fa riferimento alla provenienza extraitaliana del reo di un atto criminale, 55 riportano informazioni o immagini che possono portare all’identificazione delle persone“ La doppia violazione dei codici rafforza in questo modo lo stereotipo “migrante = criminale“.
Le ricerche rilevano con questi esempi un alto tasso “di deviazioni rispetto ai principi sanciti delle carte deontologiche”, carte di necessaria utilità ma non più sufficienti per un corretto svolgimento della professione giornalistica.
Nonostante la triste conclusione della sintesi delle ricerche, per cui sul piano dell’intercultura i mass media hanno fatto passi indietro, negli ultimi mesi i ricercatori hanno rivelato alcuni segnali di cambiamento da parte di “piccoli media “: radio-tv e stampa locale! Un 56% delle redazioni locali riconosce un certo interesse a documentare le good news, ovvero storie di integrazione riuscita che testimoniano “buone pratiche di convivenza nella comunità locale “.
Ed è questo il punto di partenza per un cambiamento, senza mai sottovalutare l’importanza dei media locali nel sistema di informazione e comunicazione.
Nel contesto dell’immigrazione i media devono diventare un riferimento importante ma non solo in termini di strategia di rappresentazione delle minoranze etniche, come è successo finora, ma anche come strumenti per la realizzazione di “pari opportunità” nell’accesso all’industria dei media e nella fruizione dei suoi prodotti.
