Il 24 di novembre a Roma, presso la Sala della Pace, in Palazzo Valentini, c’è stata una conferenza stampa dal tema “Una giornata con il campione CIP della Regione Lazio, premio CIP Lazio 2011”, con l’intento di riconoscere i risultati ottenuti dagli atleti diversamente abili nella stagione sportiva 2010/2011 in Italia.
Le storie degli atleti sono tutte storie di coraggio e di come sia possibile per una persona di buona volontà, trovare il lato positivo in ogni situazione, innamorati dello sport e della bellezza della vita, piccoli e grandi eroi “invincibili” nel dolore e nel sacrificio, nella sfida stessa che è la vita. La sensazione che ho avuto alla Conferenza stampa è stata di fratellanza e amore per lo sport tra chi ha un handicap e chi non ce l’ha.
In particolare ho visto tutti un po’ commossi: il sig. Pasquale Bertone, che il patrono della manifestazione e presidente del CIP regione Lazio, molto soddisfatto dei risultati raggiunti, Andrea Pizzicaroli, presidente dell’Istituto Italiano Terzo Millennio, fiero di aver preso in carico l’ufficio stampa di una così bella realtà ed iniziativa, l’assessore allo Sport della Provincia di Roma, Patrizia Prestipino, che, mentre è intervenuta è andata ad abbracciare la ragazza rumena di 13 anni, Beatrice Ion, campionessa nazionale di minibasket, dopo aver promesso di voler fare ancora di più per lo sport nelle scuole di Roma, nonostante ci sia la crisi.
In particolare mi ha colpita l’intervento di Ugo Onorati, presidente della commissione Bilancio, parlando di crisi anche lui, ma anche dell’esempio illuminante di questi atleti, che affrontano a testa alta le difficoltà, senza farsi scoraggiare. Non è una crisi soltanto economica che minaccia la nostra società, ma anche morale e ben vengano iniziative del genere. Al Palacavicchi di Ciampino, giovedì primo dicembre, saranno presenti 400 atleti disabili, ma con una marcia in più, per incontrarsi ed incontrarCI da tutta Italia, scuole ed associazioni sportive comprese. Non devono crollare soltanto le cosiddette “barriere architettoniche”, ma soprattutto quelle del cuore, quelle mentali, che sono le più vincolanti.
Le testimonianze degli atleti sono state un po’ tutte simili, sono tutte basate sulla scoperta di una disciplina sportiva un po’ per caso, dopo il momento del dolore della sconfitta, con il gusto di praticare una disciplina sportiva come tale, senza mai pensare, almeno all’inizio, di arrivare a dei risultati così importanti, a livello nazionale e-o internazionale.
Mauro Cratassa, per la handbike e Beatrice Vicanò, per il tiro a segno, parteciperanno alle paraolimpiadi di Londra del 2012 con l’obiettivo di vincere di incontrare gli altri atleti.
Isabella Vicanò è arrivata al tiro a segno dopo la malattia che l’ha costretta sulla sedia rotelle ed ad abbandonare la sua amata atletica, praticata per anni.
“Andavo a tirare con mio marito in una cava e così dissi al mio attuale allenatore, e lui mi chiese di provare al poligono, iniziai quasi per gioco. Il primo “tiro” fu abbastanza basso come punteggio, ma accettai la sfida e dopo 6 mesi vinsi la prima competizione.”
Mauro Cratassa, ha parlato della sua sfida quasi quotidiana al traffico, in mezzo al quale si allena quotidianamente, e alla domanda di Antonio Napolitano, dirigente regionale dell’Inail Lazio, se fosse pericoloso, lui ha seraficamente risposto che: “Quando le macchine mi sfrecciano accanto, io corro di più.”
Anna Chaira Paolini, down, campionessa di marcia, ha impugnato il microfono dichiarando di essere “forte” e di esserne pienamente a conoscenza. Grazie allo sport e a questa sicurezza in se’ stessa oggi lavora al pc in un ufficio. Beatrice Ion , 13 anni, rumena, venuta qui in Italia dopo al poliomelite alla ricerca di cure e di una carrozzina, ci ha parlato della sua squadra di minibasket con l’aria dolce e un po’ intimidita, che si anima quando ci ha dichiarato di voler andare ai mondiali di Londra nel 2012, per vedere i campioni, non potendo gareggiare, data la sua età così giovane. Di sicuro porterà la bandiera e sarà la più vezzeggiata.
Ho riflettuto su quanto ancora bisogna fare per le scuole e quanto uno sport possa non soltanto far” rinascere” una persona che ha sofferto tanto, ma possa migliorare tutti, con handicap, e non.
Leggendo tante brutte storie di cronaca sullo sport agonistico, che parlano di doping, accordi scorretti, speculazioni varie, egoismo personale, vedere queste persone tutte unite da una comune passione mi ha galvanizzata. E rivolgo questa domanda ai lettori e lettrici: che cosa è lo sport? Forse un abbonamento alla tv, il calcio scommesse, il voler vincere a tutti i costi, soltanto per il gusto di guadagnar soldi? Ringrazio i paraatleti che con la loro freschezza, il loro coraggio , passione ed emotività, di questa grande lezione di vita.
Tutti saranno invitati alla trasmissione tv che andrà in onda su Sky sul canale 879 eTelesat su SKY 79 dal titolo : “La vita è amore, la vita non è un gioco”, alla quale sto lavorando assieme alla mia amica Floriana Colella, autrice tv. In particolar saremo molto onorate se venisse a ballare con il suo partner, sportivo e nella vita, la sign.ra Daniela Vellucci, campionessa di show-dance, per dare spazio a questa disciplina così bella, quale la danza a coppia, dopo averla incontrata alla Conferenza presso al Provincia di Roma, e letto la lettera da lei indirizzata al C.I.P.(Comitato Italiano Paraolimpico). In essa si lamenta che nel Lazio sia l’unica non vedente a ballare in coppia. Mi ha detto che nelle competizioni incontrava tante coppie dall’Emilia Romagna e dalla Toscana, e quanto sia addolorata di essere l’unica per la nostra regione, e di voler far conoscere questo bellissimo sport, oltre che disciplina artistica, perché tale può e deve essere considerato, a più persone possibili.
Giulia Salfi
