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0 Commenti | lug 22, 2010

SANGUE A BANGKOK

Postato da Giovanni Di Silvestre

BANKOKBangkok la conosciamo tutti, sia per averla studiata sia per gli innumerevoli film ambientati in questa città. Molti l’hanno definita la Venezia dell’Oriente per via dei suoi canali e dei suoi mercati caratteristici sulle imbarcazioni. Una grande città colorata, dove moderno e antico si fondano attraverso l’architettura dei suoi palazzi moderni e i suoi templi antichi. Il colore che salta agli occhi di noi occidentali è lo zafferano che rappresenta il colore delle toghe dei monaci buddisti e la monarchia. Ma al colore giallo da qualche tempo si è aggiunto anche il colore rosso che è rappresentato dal sangue versato durante la rivolta di quest’anno e dalle magliette rosse dei manifestanti.

Non è la prima volta che Bangkok è teatro di violenti scontri, già nel 1992 la città fu attraversata da scontri di piazza tra coloro che sostenevano il generale Suchinda Kraprayoon diventato primo ministro l’anno precedente con un colpo di stato ai danni del generale Chamlong Srimuang, ex governatore di Bangkok e conosciuto come uomo onesto e integerrimo. Quest’ultimo aveva guidato una rivolta che costò la vita a 52 persone, in quell’occasione vi fu l’intervento diretto del sovrano Bhumibol Adulyadey. Lo stesso sovrano che nel 1973 durante la repressione dei militari si schierò dalla parte degli studenti scesi in piazza per protestare contro il regime militare del generale Thanon Kittikachorn. In quell’occasione il re aprì i giardini del palazzo reale per offrire riparo ai rivoltosi.

Bhumibol è nato negli nel 1927 ed è stato educato in Svizzera. Nel 1946 all’età di 19 anni sale sul trono e nel 1950 dopo le nozze con la regina Sirikit viene incoronato Rama IX (il grande). In tutti questi anni di regno è stato venerato dal popolo del Siam come un semidio anche se privo di ogni potere, nonostante questa formula è lui che ha portato la Thailandia nella democrazia.

bangkok_bMa quest’anno durante la rivolta delle magliette rosse che sostenevano Thaksin Shinwatra l’ex poliziotto diventato imprenditore delle telecomunicazioni e poi primo ministro la voce autorevole del re non si è fatta sentire.

Ma prima di proseguire vediamo chi è questo personaggio che è stato la causa della rivolta, Thaksin Shinwatra è nato a Chiang Mai nel nord del paese, dopo aver prestato servizio in polizia diventa imprenditore delle telecomunicazioni in maniera molto dubbia, entra in politica negli anni 90, viene eletto nel 2001 e rieletto nel 2005, nel 2006 viene deposto da un colpo di stato militare sostenuto anche dalle oligarchie finanziarie della capitale. Le accuse mossegli sono evasione fiscale, corruzione e conflitto di interessi. Nel 2008 per sottrarsi alla giustizia lascia il paese, ma nonostante le accuse mossegli dalla magistratura continua a riscuotere consensi nelle campagne per via della sua politica sociale.

Nella rivolta si contrapponevano due realtà precise, il ceto rurale e il ceto medio da un lato e dall’altro i militari e la grande finanza internazionale rappresentate dal primo ministro Abhist Vejjajiva che diventa capo del governo nel 2008.

Ma la protesta di quest’anno è solo la punta dell’iceberg dei tanti conflitti passati e getta un’incognita sul futuro della monarchia tailandese.

Tutti in Thailandia si interrogano su cosa accadrà dopo la morte di re Bhumibol e chi dovrà succedergli. Chi potrà succedere a chi incarna tutti i valori della religione buddista? Il principe Maha Vajiralongkorn sarebbe la cosa più naturale, è il primogenito ed è un militare di carriera ma non è amato dai militari oppure c’è la principessa Maha Chakri Sirindhorn, amata come il padre da tutto il popolo. Nella costituzione tailandese è previsto che il secondogenito possa regnare solo in assenza del principe erede.

Nelle contrade del Siam circola una leggenda in cui si racconta che la dinastia Chakri si sarebbe estinta dopo nove generazioni e re Bhumibiol è Rama IX.

Un timore fondato anche all’estero è che con la morte del re i militari possano tentare di prendere il potere e fare della Thailandia una dittatura anche se a differenza del Sudamerica le forze armate dei paesi del Sud Est Asiatico non sono mai state un blocco monolitico.

Concludo con una speranza, che una volta sepolti i caduti e liberate le strade dalle barricate si possa iniziare in Thailandia una politica di pacificazione e conciliazione mettendo da parte le ritorsioni e le vendette personali che molto spesso creano altre rivolte e soprattutto spero che il popolo tailandese capisca che è in gioco il futuro di tutta la nazione.

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