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0 Commenti | nov 28, 2011

Teatro e dintorni: intervista a Vincenzo De Caro

Postato da Roberta D'Auria

Classe 1956, Vincenzo De Caro inizia la sua formazione artistica nel 1976, nella sua città di origine, Napoli, e sotto la guida e l’insegnamento di Nello Mascia.

Ora vive a Firenze da alcuni anni e continua a vivere di teatro.

Lo vedremo impegnato proprio in questa città, a partire dal 1 dicembre, in un grande spettacolo teatrale, “Le cinque rose di Jennifer“, di Annibale Ruccello, uno dei più interessanti autori della scuola napoletana, in occasione del venticinquesimo anniversario della sua morte.

Dal 1 dicembre sarai impegnato al Teatro Cestello di Firenze con “Le cinque rose di Jennifer”. Puoi dirci qualcosa di questo spettacolo definito (nella locandina) divertente, intrigante, folle, kitsch?

Io ho visto, avendo vissuto per lungo tempo con Annibale nella stessa casa, la nascita del testo ormai cult per un certo tipo di teatro. All’epoca la piece era veramente molto kitsch… basti pensare alla scena con i suoi oggetti molto ricercati …ma anche al modo di come era vestito il personaggio Jennifer. Oggi a distanza di anni io ed il regista dello spettacolo, Marcello Ancillotti, abbiamo fatto una lunga riflessione sulla stesura del testo ed alla fine, anche attraverso miei ricordi, abbiamo stabilito che il lavoro di Annibale, nonostante la sua grandezza, era datato. Mi spiego: nelle cinque rose di jennifer il protagonista e ‘ un travestito … oggi questa figura non esiste piu’ …oggi la figura piu’ vicina al travestito degli anni ’80 e’ una dragqueen … diciamo che il personaggio oggi e’ anche piu’ baraccone e provocatorio. Alla fine il lavoro, pensandolo ad oggi, e’ diventato piu’ intrigante e folle con un pizzico di divertimento per affossare quei toni drammatici che c’erano nella regia originale. Il kitsch originale invece e’ stato piu’ esasperato.

Era il 1980 quando Annibale Ruccello scrisse e interpretò “Le cinque rose di Jennifer”. Cosa è cambiato rispetto ad allora? C’è stata una trasformazione interpretativa dal momento che è mutato anche il contesto storico?

Beh in effetti a questa domanda ti ho risposto prima ma potrei anche essere piu’ chiaro in alcune cose. Certamente da allora il contesto storico è totalmente cambiato, come appunto ti dicevo prima oggi si parla di dragqueen e non piu’ di travestitismo. L’interpretazione che abbiamo voluto dare e’ stata quella del gioco fra i due personaggi . Nella stesura originale Jennifer vive da sola in una casa semplice ed in solitudine e viene visitata da un’altro travestito di nome Anna… noi abbiamo voluto creare invece un gioco divertente fra due travestiti che vivono insieme, mantenendo per rispetto di Annibale tutte le battute originali. In effetti questa idea del gioco e’ nata perche’ noi tutti omosessuali abbiamo avuto nei nostri momenti di convivenza o no momenti folli interpretando nella vita personaggi/icone del mondo dello spettacolo. Quest’ultima idea e’ nata perche’ nei miei ricordi del passato era presente molto il gioco. Quando io e Annibale vivevamo insieme, la stessa casa era convissuta da altri omosessuali/artisti. Ricordo molto chiaramente quando si passavano giornate intere a far rivivere, in maniera molto seria, personaggi del mondo dello spettacolo attraverso un gioco continuo, divertente e direi a volte anche esasperante. Ecco , cosi’, che la piece ha preso un’altro piede … giocare a fare Jennifer ed Anna(Alessandro Massini)  in casa … una casa di due omosessuali con un finale atipico che omaggia la scomparsa prematura del caro amico Annibale e Lindsay Kemp, mia musa ispiratrice … di piu’ non vorrei dire.

Quella de “Le cinque rose di Jennifer” è ancora una Napoli che cerca di sfuggire alla realtà “semplicemente chiudendo gli occhi di fronte ad essa“?

Io credo e personalmente ho sempre pensato che di fronte alla realta’ a tutti noi piace chiudere gli occhi e sognare … non e’ un problema solo della mia Napoli ma universale…anche se a noi napoletani spesso e volentieri ci piace sfuggirla quella realta’ ed andare oltre forse anche sbagliando. Nelle cinque rose di Jennifer la protagonista e’ alla ricerca dell’amore …Franco… conosciuto una notte che non ritornera’ mai e Jennifer chiudendo gli occhi lo aspetta invano davanti ad un telefono… la passione ha il sopravvento a tutto e del resto  noi napoletani siamo cosi’. La ricerca del “principe azzurro” che le favole ci hanno imposto dall’infanzia ci fa sognare questa figura meravigliosa che altri non e’ che un sogno … Il principe che sia uomo o donna e’ li in qualche parte del mondo che ti  aspetta … basta solo attendere il momento giusto e trovarsi nel luogo giusto in quel momento esatto. In questo rielaborazione registica abbiamo voluto fortemente voluto che questa realta’ venga fuori in modo pulito e corretto nei confronti di tutti senza offendere nessuno.

Chi è Jennifer? E che cosa rappresentano simbolicamente le cinque rose che danno il nome allo spettacolo?

Jennifer e’ la parte femminile di Annibale, la mia, quella di un grande attore che ho perso i contatti ( Erio Masina maestro del teatro en travesti negli anni ’80 che aiuto Annibale alla ricerca della sua prima scrittura) e di tutti gli ospiti che convivevano la casa con Annibale in via Manzoni a Napoli. Le cinque rose che dirti?? Beh … pensa che Annibale amava in modo viscerale Anna Magnani … sicuramente un omaggio a lei …pensa alla “Rosa tatuata” con Burt Lancaster e la Magnani … il giardino con le rose e l’altarino che lei teneva in casa con le spoglie dell’amato marito in un’urna con le rose fresche messe ogni mattina… la rosa che poi il suo amante si fa tatuare … Il simbolismo …attraverso i miei ricordi … e ‘ questo … Un omaggio alla grande Anna.

Qualcuno con cui sia io sia te condividiamo i natali (Eduardo De Filippo) ha detto che “il teatro non è altro che il disperato sforzo dell’uomo di dare un senso alla vita”. Tu, Vincenzo, che senso dai alla tua vita?

Che domandona!!! … io vivo di teatro …e’ il mio pane non nel senso del guadagno …senza di esso non potrei campare … come il grande Maestro anche io mi dispero tanto per dare un senso alla vita attraverso il teatro. Posso dirti solo una cosa che sin da bambino la mia vita e’ un gran “teatro” nel senso positivo della parola…

Rispetto al cinema, che a mio avviso è un modo di lavorare, il teatro è un modo di vita. Tu, Vincenzo, in questa tua vita che senso dai al teatro?

Il teatro ti insegna a vivere e ti fortifica … non rinnego nulla di quello che ho rinunciato per dare vita alla mia teatralita’ … la mia vita come , spero di averti detto prima, e’ legata fortemente al teatro … E’ il teatro… e’ fatto di emozioni forti che cambiano ogni sera ed in ogni secondo. Comunque il mio senso della vita e’ fatto di questo lavoro col quale moriro’ in modo felice … posso dire  grazie a Dio che mi ha dato questo dono meraviglioso.

Nella tua grande esperienza hai sempre cercato di dare una sorta di evoluzione al repertorio teatrale napoletano, interpretandolo in chiave multietnica. Qual è il segreto di questa chiamiamola decodificazione?

Non credo di avere nessun segreto … da alcuni anni, forse proprio perche’ vivo lontano da Napoli, mi sono dedicato alla ricerca della mia citta’. Un amore odio. E’ la mia fantasia che viaggia … ho voluto rintrepretare le macchiette a modo mio esasperando il testo delle loro canzoni e calcando la mano sulle parole ambigue che  esse contenevano. Ho voluto da parte dei miei grandi musicisti una collaborazione a ricercare suoni diversi … scavando nelle musicalita’ di tutto il mondo … pensa che ultimamemnte ho presentato “Tammuriata nera” in versione dervish… una figata mostruosa … e ci siamo divertiti terribilmente …

Ringraziandoti della disponibilità ti chiedo un’ultima cosa: “Ti va di lasciare un messaggio ai lettori della nostra rivista”?

Saro’ breve: vi ringrazio per avermi letto e spero di vedermi presto a miei spettacoli … inoltre a breve su Youtube ci sara’ la registrazione de ” Le cinque rose di Jennifer” spero vi piaccia ed accetto volentieri i commenti anche se negativi … come dire …  fa bene alla salute sentirsi dire qualche volta “Non mi piace perche’ …. “

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