preload preload preload preload preload preload
Ultimo Tweet:
0 Commenti | feb 21, 2012

Viaggio nel mondo della psichiatria(parte 1):intervista al dott. Mauro Raffaeli.

Postato da Giulia Salfi

Il Dottore Mauro Raffaeli e Valerio

Il dott. Mauro Raffaeli, psichiatra della ASL Roma A, del dipartimento di salute mentale, responsabile della unità organizzativa della riabilitazione sportiva e tecniche innovative.

E’ un uomo o corpulento, calmo e sensibile, un po’ intimidito dalla telecamera, ma il suo sguardo si anima e si accende quando incomincia a parlare del suo lavoro e di quelli che chiama “i ragazzi”.E tutto il contrario di quello che ci si aspetta da uno psichiatra dietro le sue teorie e gelide tecniche di analisi, almeno dell’idea non molto bella che avevo di uno-a psichiatra, cioè di un manipolatore in sostanza, che fa da specchio ai problemi del paziente, ma più avanti di così non va, tutto preso-a dal non instaurare il famoso transfert emotivo, che poi inevitabilmente accade. Raffaeli è esattamente l’opposto, vive con i suoi “ragazzi”, come se fossero per lui una seconda famiglia, io lo definirei uno psichiatra con il cuore che ha applicato l’esperienza salesiana, di vita comunitaria e lavoro, alla terapia, che non è solo terapia. Come tutte le persone geniali è anche umile, tutto preso dall’amare ciò che fa con semplicità, senza celarsi dietro barriere di dotto univeritario o chissà cosa.

Allora, il suo progetto si chiama comunità- quartiere e quartiere- comunità, cioè come una interscambiabilità di termini, ci può spiegare, perché e che cosa è, di che si tratta?

Questo progetto nasce da un’esigenza, l’esigenza di organizzare un progetto importante che riguardasse il territorio di vita dei nostri utenti, e andare in quei luoghi e frequentare quei luoghi, dove di solito l’isolamento che deriva da un problema psichiatrico, non ti permette di fare.

Ok.

Il progetto si chiama servizio di sostegno e socializzazione ai pazienti psichiatrici ed è un’integrazione tra ASL, Municipio e privato sociale, in base alla Legge 328 del 2000, questo è un progetto che ormai ha circa 7-8 anni, e ripeto è un progetto ormai sperimentato, quindi è un progetto che ha visto il passaggio di vari utenti, e alcuni hanno recuperato pienamente.”

Ah, si?

Un adeguato stile di vita, anche per quanto riguarda poi la socializzazione, altri continuano stare con noi, ci sono nuovi inserimenti, noi ci auguriamo che, come dire, la persona isolata possa rifrequentare il suo quartiere, perché la malattia porta all’isolamento molto spesso e poi, una volta che ha recuperato l’abilità sociale, possa lasciare.

E ne è stato fatto anche un film. Si chiama: Matti per il calcio.http://www.mattiperilcalcio.it/

Si, alcuni anni fa il regista Wolfango De Biase e anche Francesco Trento, sono amanti del calcio pure loro, perché i Matti per il calcio siamo noi.

Siamo tutti un po’ malati per il calcio.

Si, siamo tutti matti per il calcio, prende a volte degli spunti, hanno così pensato di frequentare questo gruppo,e anche sotto sollecitazioni indirizzate dal mio carissimo amico Santorullo, neuropsichiatra, che ha lavorato nell’azienda sanitaria per tanti anni, con cui ho condiviso tanti, tanti progetti di questo genere. sono stati inviati da noi per prendere degli spunti, poi hanno visto che in definitiva gli attori potevamo essere tutti noi. E’ un film documentario, quindi un documento questo lavoro, quindi per noi è stato importante, questo film insomma.

E poi è andato sui Rai 3, e poi ha girato tutto il mondo.

Poi sottotitolato ha girato tutto il mondo, sono stati tanti mesi il regista e il coregista con noi.

Hanno vissuto questa esperienza con voi.

Queste telecamere ce le trovavamo da tutte le parti.

Eh, per forza, stavano girando, bello!

Però dopo hanno colto dei momenti particolari, devo dire che il film ancora oggi quando lo rivedo, mi commuove anche per dei particolari che magari mi erano sfuggiti.

Quali per esempio?

Mah, tantissimi: la storia dei ragazzi, le loro frasi.

Tipo?

Le loro frasi significative.

Quali?

Ma guardi tantissime, vorrei adesso citarne, ci stanno delle frasi interessanti che ti fanno pensare e ti fanno crescere anche come persona e come uomo, che vive questa vita che dovrebbe essere la più vicina agli altri, anche soprattutto ai più sofferenti e questa non è una banalità, non una considerazione così. Io poi sono impostato in questo modo: ho anche dei valori, quindi, dei miei valori cristiani, comunque io condivido la vita anche on molti ragazzi, la vita di quartiere, devo dire, e questo mi fa bene a me, non a bene pure solo a loro.

Potresti fare a meno di loro, in ultima analisi?

Ma, no. Oggi come è oggi non credo, soprattutto perché arrivano nuove situazioni, i ragazzi che cominciano.

Quindi altre storie insieme?

I ragazzi che incominciano il percorso di sofferenza, noi siamo, abbiamo anche un gruppo, abbiamo una polisportiva diciamo nel cui direttivo ci sono alcuni dei ragazzi nostri, e alcuni hanno già superato i problemi.

Che aiutano gli altri?

Certo, lo stare insieme, in definitiva è la vita, la vita è fatta per stare insieme, non per isolarsi, è per anche, è anche auto-mutuo aiuto reciproco, è condivisione, è cooperazione.

E’ scambio, scambio mutevole.Io direi pure comunione di intenti.

Ok.

Di intenti. Quindi c’è una bellissima frase di Giovanni Paolo II:-Occorre dimostrare con i fatti che la malattia mentale non produce fossati invalicabili, ne’ impedisce rapporti autentici tra le persone-.E questo per me, è come dire, sono venuto a conoscenza di questa cosa nel 2004, quindi, come dire dopo…”

Tanti anni.

Si, dopo tanti anni, si, dopo 8 anni, però devo dire che questo è un viatico. E’ vero, io con i ragazzi che frequento e con alcuni di loro, sono veramente in rapporto amicale: ci sentiamo, ci telefoniamo, facciamo delle cose insieme, anche ludico ricreative, cioè non c’è questa separazione. Mi sento un po’ psichiatra del bar dello sport, come disse una giornalista giapponese.”

Ah, si?

Lei, lo sa che in Inghilterra,c’è lo psichiatra del pub, e lei mi sembra lo psichiatra del bar dello sport, anche perché il disagio psichiatrico non è che prevede una carenza intellettiva, eh assolutamente, anzi i ragazzi sono più intelligenti e più sensibili, in genere noi pensiamo. Forse i disagiati siamo noi certe volte, in confronto a loro, in molte situazioni, comprendiamo la realtà, in modo meno vivace, meno vivo, e quindi, ripeto, loro hanno tutte le capacità di poter esprimere al meglio le loro qualità umane e di sensibilità, questo sia chiaro.

Mi pare che uno di loro sia un poeta.

Si, Sandrone, che nel film Matti per il calcio lui racconta la sua vita, ex guardia del corpo del presidente Cossiga della Repubblica, e lui dice molto spesso, è una delle persone che frequento più facilmente, lui dice sempre che ha capito la vita dopo questa sofferenza, l’ha capita nel modo più completo. Adesso scrive poesie e un simpatico aneddoto, quando mi chiese, una delle tante cose che abbiamo condivisa, di andare a villa, di andare sull’Appia a ritirarmi un premio. Io pensavo che dovessimo andare così, forse ho sottovalutato la cosa.

La situazione?

Si, magari di andare alle bancarelle, magari quelle che vendono i libri.

Ah, ok, invece cos’era?

Invece entrammo a Villa Carpegna, e gli venne incontro Dacia Maraini, lo abbracciò.

Ah, wow!

E disse:- Sandrone!-, insomma evidentemente con entusiasmo ed anche con affettività e lui disse:-Ti presento il mio psichiatra-.

Bellissimo!

Quindi mi fece i suoi complimenti, i complimenti, perché Sandrone è un grande, cioè io ero rimasto senza parole, vabbè beh andava bene così.

Non se l’aspettava.

Vabbè così.

L’ha sorpresa!

Certamente ripeto la sensibilità, l’intelligenza, il virtuosismo forse sono grandissimi di tanti ragazzi e quindi noi, siamo degli accompagnatori, molto spesso della loro vita. Quindi è una grande conquista riuscire a far lavorare non solo lui, ma anche tanti altri. Chi dipinge, chi poi lavora.

Io dico sempre una cosa, fare parte di questo progetto e poi fare delle attività, se tu hai continuità, poi ti impegni e hai volontà, poi è logico, puoi lavorare, puoi ritornare ad impegnarti in un…”

In un contesto?

In una occupazione, in un contesto lavorativo. Io dico sempre se non sei buono a giocare, come fai a lavorare?

Giusto.

Quindi é una banalità, ma che poi serve come esempio di vita.

All’atto pratico.

Cioè chi non viene, chi non si allena.

Non si impegna.

Non si stanca, non socializza, e magari dobbiamo dargli una mano, certo per avviarlo a questo, e allora magari gli arrivano mezzi…Dice:- Voglio lavorare.-Uno gli dice:-Aspetta un attimo. Comincia così, comincia con queste cose che dovrebbero far piacere.Graduale.

Poi magari penserai a lavorare, magari ad impegnarti e sicuramente ci riesci, per stare il meglio possibile, per vivere, per vivere questa vita che certe volte è difficile e, quindi, vorrei che tutti stessero bene, ma non è possibile. Poi tante volte come dice Sandrone che le prove rinforzano. E ha ragione, lui nella sua vita, la sua saggezza: le prove ti possono dare più forza se le superi. Se fai di un problema, se lo trasformi in un’opportunità, come si dice. Io penso che ti da contenuto, di da sostanza interiore e affronti meglio tutto, quindi questo è il bello, il sogno che poi possano stare bene tutti, al meglio, che possano lavorare tutti.

Si, certo.

Che possano, che lo Stato possa agevolare con le cooperative sociali integrate o anche. costruire ancora di più questi progetti.E possano fare, ecco noi il sogno nostro, forse adesso Luca me lo ricorderebbe è avere un impianto diciamo che noi conduciamo.

Sportivo?

Che loro conducono. Si, certo, un impianto,

Un campetto sportivo?

Un centro sportivo. Potremmo condurre, ecco molti di loro sanno fare il giardiniere, alcuni hanno, ecco possono fare e lavorare al bar, alcuni possono lavorare in pizzeria, hanno i diplomi, hanno le competenze. Poi si potrebbe, qualcuno potrebbe fare il magazziniere.

Qualcuno può dedicarsi al verde, può fare manutenzione, qualcuno può stare alla consegna degli spogliatoi, insomma stare insieme, vivere, vivere questa vita comunitaria. Ci sono anche degli operatori che in pensione continuano a seguire la polisportiva.

Il mio caro amico Agostino Brigida è infermiere e condivide per per passione e basta.

Per passione e per amore degli altri, perché poi diventa un momento importante, di avere così un impegno sociale di questo livello fa bene, ripeto, fa bene a tutti. Fa bene..

Non solo a loro, ma anche a voi.

E certo, ma soprattutto si riceve più che dare più di quello che si da.

Grazie dottore di aver condiviso questa sua esperienza di vita oltre che professionale.

Giulia Salfi

Share

Leave a Reply

You must be Logged in To post a comment.