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0 Commenti | lug 10, 2010

VILLA DEI VESCOVI

Postato da Redazione Tibereide

A CdA, CdG, Incaricati FAI Fondo Ambiente Italiano – A Presidente Sovraintendenza territoriale Padova e Provincia – A Istituzioni territoriali Padova -

A Italia Nostra Padova   

Comunicato stampa Presidenza Buitoni Borletti / Nota di Giuliana D’Olcese de Cesare

Articolo de La Nuova Venezia – 22 aprile 2007  pagina 48  sezione: SPETTACOLO

Ilaria Borletti Buitoni

Ilaria Borletti Buitoni

Presidenze e vice – CdA – CdG FAI Fondo Ambiente Italiano

1) ILARIA BORLETTI BUITONI PRESIDENTE DEL FAI – FONDO AMBIENTE ITALIANO REPLICA ALLE ACCUSE INFONDATE DI GIULIANA DE CESARE SU VILLA DEI VESCOVI

“In seguito alle dichiarazioni di Giuliana de Cesare, prima moglie di Vittorio Olcese, su Villa dei Vescovi, il FAI ritiene doveroso chiarire informazioni errate e parole non veritiere. (…)” (parole non veritiere?!.ndr)

Duole constatare, ancora una volta, purtroppo, che a diffondere a mezzo stampa e via web dichiarazioni inattendibili e a profferire “parole non veritiere”, non è mai Giuliana D’Olcese de Cesare bensì la Presidente del FAI, Ilaria Borletti Buitoni, imbeccata “chissà” da quale elemento interno al FAI che, da troppo tempo ormai, insiste nel gioco delle tre carte ricevendone le più clamorose e plateali smentite. Quindi, elemento dannoso alla reputazione del FAI di cui, in qualità di cittadina italiana, Socia Sostenitrice ed adottante di una Stanza di Villa dei Vescovi, Giuliana D’Olcese ne chiederà le dimissioni.

Da troppo tempo, infatti, Villa dei Vescovi è sotto tutela, nelle grinfie di questo personaggio che esercita un potere smodato – storicamente e culturalmente disastroso – sulla proprietà trasferita al FAI dagli eredi per espressa e precisa volontà di Vittorio Olcese, non “donata al FAI dalla famiglia Olcese” terza versione, questa, diramata dal FAI nello spazio di cinque anni.

Dichiara la Presidente Buitoni: (…)” L’immagine di riferimento utilizzata dalla signora de Cesare per la corte risale al 1963 e riproduce l’aspetto conferito al luogo dagli importanti restauri realizzati all’epoca per volere di Vittorio Olcese, allora sposato con la signora de Cesare. Nulla però consente di affermare che questo aspetto sia quello conferito alla corte dall’architetto Andrea da Valle negli anni Sessanta del Cinquecento”.

Questa dichiarazione della Buitoni non corrisponde al vero: L’immagine è fedele alla pianta negli archivi della Curia Vescovile di Padova, pianta risalente al 1697, tranne i quattro prati che sono soltanto stati riseminati, quindi rinverditi da Giuliana e Vittorio Olcese, e non nel 1963, bensì nel 1965 alla fine dei grandi restauri in cui il brolo era necessariamente divenuto un cantiere. Quindi, la Buitoni, fa gran confusione di date, e confusione di immagini.

Continua la Buitoni:

“Le fasi precedenti all’intervento Olcese sono testimoniate da alcune immagini storiche reperite nel corso degli studi e che confermano come il progetto del 1963 sia frutto di una libera scelta dei proprietari. In particolare in queste foto è visibile una sistemazione di gusto inglese tardo romantico (di fine Ottocento – primi Novecento), con dei percorsi a vialetti con curve e il pozzo, ancora dotato della vera di pietra, in seguito distrutta, estranea alla tradizione locale e scollegata dal progetto originario”.

Quanto testimoniato dalle foto citate dalla Buitoni, a partire dal brolo riprodotto in una foto oltre che in una stampa, entrambe dell’Ottocento, fino ad arrivare alle foto degli anni 20, 30 e 50 del Novecento, il brolo, con differenti coltivazioni mutate nel corso degli anni, s’intende, appare la perfetta copia del brolo riprodotto dalla pianta del 1697: La pianta con il brolo di Andrea da Valle conservata presso la Curia Vescovile di Padova.

Conclude la Presidente FAI, Buitoni:

“In assenza per il momento di documentazioni archivistiche più complete, dunque, e volendo mantenere fede allo schema a croce proposto in un disegno del 1697, il FAI ha quindi inteso dar vita a un progetto nuovo, affidato a Domenico Luciani e concertato con la Sovrintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici, organo scientifico autorizzato ad avvallare l’intervento, intervento che comunque – prima di essere approvato in via definitiva – sarà condiviso con il Comitato Scientifico che affianca il FAI nella complessa vicenda del restauro. Questo progetto è quindi in fase di elaborazione e ogni verifica sarà ultimata solo nel prossimo maggio, nel momento in cui si potranno considerare complete le ricerche archivistiche tuttora in corso”.

Ufficio Stampa FAI

Quindi, se le cose sono alla fase descritta dalla Presidente del FAI, la medesima Presidente, come spiega il fatto che, sin dai primi dello scorso Gennaio, e durante gli ultimi 7 mesi, il brolo viene menzionato e pubblicizzato sui numerosi mezzi di informazione cartacei del FAI, e via web, “Il parterre di Villa dei Vescovi in pietre di trachite progetto dell’architetto Domenico Luciani”. ?

Non solo, la medesima Presidente Buitoni, come spiega il fatto che, sin dai primi dello scorso Gennaio, e durante gli ultimi 7 mesi, è andata avanti la instancabile martellante campagna pubblicitaria “Adotta una pietra di trachite del parterre di Villa dei Vescovi, con 200 euro le tue iniziali incise sulla pietra adottata immortaleranno il tuo nome per sempre.” ???

Sarebbe, allora, Giuliana D’Olcese de Cesare a dichiarare “parole non veritiere”?

Evidentemente, il potere, da’ alla testa. E fa dimenticare i doveri di una istituzione verso i cittadini, non solo, ma i doveri, doveri anche di trasparenza, nei confronti delle donazioni, dei soci, dei contributi pubblici e privati erogati al FAI.

Una domanda: Se il progetto è tutto diverso dalla campagna pubblicitaria sovracitata, quanti, finora, hanno adottato le pietre pagando 200 euro ciascuna, com’è che saranno risarciti del dispiacere e della delusione di non sapersi più immortalati per sempre dalle iniziali incise sulle pietre di trachite, e dei 200 euro?

Giuliana D’Olcese de Cesare 

2) Villa dei Vescovi: L’articolo che segue sia allerta, e monito, sul palese tentativo odierno di far entrare dalla finestra quanto il FAI non è riuscito a far entrare dalla porta

 A Villa dei Vescovi un restauro distruttivo

la Nuova di Venezia — 22 aprile 2007  pagina 48  sezione: SPETTACOLO

http://ricerca.gelocal.it/nuovavenezia/archivio/nuovavenezia/2007/04/22/VT1VM_VT101.html

Il 1º marzo scorso, con gran spolvero e previsto concorso di autorità, professionisti, bel mondo, giornalisti e siorète, il Fondo per l’Ambiente Italiano ha presentato a Villa dei Vescovi a Luvigliano le proprie intenzioni riguardo al gioiello architettonico entrato a far parte delle sue proprietà, in virtù della donazione della famiglia Olcese, avvenuta il 28 gennaio 2005.

Due anni passati a pensare, progettare e raccogliere sponsor per un’operazione di alto valore culturale: far sì che «un bene particolare, originale, che una volta era privilegio di pochi sia invece da condividere con tanti». Ma come? Detto e (quasi) fatto: con un ristorante. Con un parcheggio. Con degli ascensori.

Con delle suites, si suppone da affittare. Un progetto da quattro milioni di euro. Un progetto che, il giorno della presentazione, nessuno ha spiegato fin nei particolari.

Il progettista, l’architetto Christian Campanella, non ha mai adoperato la parola ristorante, citando pudicamente degli «spazi di ristorazione».

Gli ascensori altrettanto pudicamente sono diventati elevatori.

In realtà Villa dei Vescovi avrà il piano terra trasformato in ristorante, verrà attraversata in verticale da due colonne per gli ascensori la cui sommità dovrebbe sventrare un solaio, subirà variazioni di distribuzione dei locali, e infine nel sottotetto diventerà un albergo, si suppone per pochi e non per tanti. Tutto questo ha raffreddato, da più parti, l’applauso seguito al grande annuncio. Ora, con i dettagli del progetto che cominciano ad essere conosciuti, le preoccupazioni si fanno più pressanti.

L’idea di fondo sembra più commerciale che culturale. Tra i più avveduti, già quel 1º di marzo, circolava una battuta: «Se l’avesse fatto un palazzinaro, tutti avrebbero gridato alla scandalo… Ma lo fa il Fai». Un malumore semiufficiale si è insinuato nel Comitato scientifico, ai cui sei membri non è stata fornita tutta e nei dettagli la documentazione del progetto. Sembra anche che alla direzione del Fai sia arrivata una lettera molto circostanziata, da un componente del Comitato scientifico, con precise denunce e le dimissioni in calce. Un piccolo terremoto interno per il quale ha già cominciato a funzionare quella regola che il Fai ripropone per il futuro di Villa dei Vescovi: il silenzio.

Ma vediamo i dettagli che tanto suscitano perplessità, per non dire di peggio. Innanzitutto: può Villa dei Vescovi ospitare un ristorante? Il palazzo fatto costruire da Alvise Corsaro ad architetti illustri (Giovanni Falconetto, Giulio Romano) è una testimonianza fondamentale. Segna il passaggio al Rinascimento maturo, si propone come archetipo della «villa veneta», anello di congiunzione tra le architetture decentrate precedenti e il modello che Palladio svilupperà in modo mirabile. Villa dei Vescovi è un unicum, in quanto documento architettonico, arrivato a noi, pur con numerosi rimaneggiamenti antichi, pressoché intatto. E’ come la Rotonda, se si volesse fare un paragone. Chi ospiterebbe un ristorante alla Rotonda? Forse il Fai.  Quello che stupisce e che fa intravvedere una precisa logica di sfruttamento è che il ristorante sia previsto al piano terra della Villa. Non nelle barchesse. Non nei rustici, dove pure gli «spazi per la ristorazione» esisterebbero. Com’è facilmente immaginabile, l’intervento rischia di snaturare gli interni così come sono arrivati sino a noi. E che il progetto non sia soft come proclama l’architetto Campanella lo si desume dai cambiamenti: pareti spostate, tramezzi in più, pavimenti bucati, gli imperdonabili ascensori, il sottotetto destinato ad una funzione abitativa che nemmeno i vescovi padovani avevano immaginato.

Solo per le suites, sono previsti quattro bagni, giusto in corrispondenza dei quattro angoli dell’edificio. E’ prevista l’apertura di varie porte: un diverso ingresso per la scala interna, un’altra per l’accesso all’ascensore, un’altra ancora per l’accesso all’abitazione del custode. Si contempla addirittura la demolizione di una porzione della volta e del sovrastante pavimento a terrazza veneziana del piano nobile, in corrispondenza dell’ascensore e della seconda rampa della scala adiacente (che ora non c’è). Si chiuderanno anche varie finestre interne. Insomma demolizioni, rifacimenti, aggiunte e invenzioni. Cosa resterà dell’originalità della Villa?

Stupisce la disinvoltura, ancor prima dei dettagli progettuali, con cui i vertici del Fai hanno deciso la «destinazione d’uso».

Mai prima d’ora, nei numerosi beni di cui è diventato proprietario, il Fai aveva pensato di installare una specie di azienda agrituristica d’alto profilo.

Non nel Castello di Avio, non all’Abbazia di san Fruttuoso. Ma a Luvigliano sì, scegliendo un edificio di conclamata importanza e un luogo di non semplice gestione turistica. E se la finalità è quella di rendere Villa dei Vescovi mèta di «un elevato bacino di utenza», altrettanto trasparente appare il fine, più che culturale, banalmente commerciale.

Ma la visione propagandata dal Fai è di tutt’altro genere. Ecco come Marco Magnifico, direttore generale culturale del Fai, descrive la futura fruizione della Villa: «Ogni casa importante ha una sua precisa vocazione: quella di Villa dei Vescovi è meditare, operosamente oziando. Apprestandosi, dunque, al restauro di un monumento con una forte personalità, la prima cosa da capire – per rispettarla – è proprio la vocazione originaria. Ancora prima della storia architettonica e artistica.(!)ndr)

Ed ecco dunque che, a restauri ultimati i visitatori di Villa dei Vescovi, dopo aver deambulato attorno alla stupefacente geometria della fabbrica, dopo averne percorso le ampie terrazze e visitato i simmetrici interni con i paesaggi idealizzati dal Sustris, saranno invitati – beati loro – ad accomodarsi su accoglienti divani di midollino o su rustiche panche sotto le logge o sulle terrazze con il tiepido sole invernale o nella rovente ombra estiva per meditare, leggere o scrivere rimirando lo spettacolo del paesaggio inquadrato dagli archi del Falconetto. Potranno fermarsi in quella ventilata quiete un’oretta, tutto il pomeriggio o, meglio ancora, tutto il giorno; se mancherà loro la lettura il piccolo bookshop della Villa offrirà loro una scelta oculata; se il languore si farà sentire qualche semplice pietanza veneta o anche solo un the con i biscotti gustato al piano terreno della Villa ridaranno loro le forze per continuare nel riposo del corpo e nell’esercizio della mente.

Villa dei Vescovi continuerà ad essere un “pensatoio”; per tutti coloro che ancora hanno voglia di pensare». L’invito evidentemente è stato raccolto: solo che i primi pensieri sono stati fatti sul progetto, e non oziando davanti ad un succulento piatto veneto. Sarà forse perché qualche goccia non turbi le ozianti passeggiate degli ospiti che ai quattro angoli della Villa sono state previste delle visibilissime grondaie, che sostituiscono i doccioni cinquecenteschi…

Insomma, l’arcadia e l’idillio alla portata di migliaia di persone fanno sì che l’intervento piuttosto che di restauro sia di rifacimento.

I lavori stanno per cominciare. C’è poco tempo per raddrizzare le cose. – Paolo Coltro

3) FAI Fondo Ambiente Italiano Presidenze e vice – CdA – CdG

Presidente Onorario Giulia Maria Mozzoni Crespi 

Presidente Ilaria Borletti Buitoni

Vice-Presidenti Paolo Baratta (Consiglio d’amministrazione Ferrovie dello Stato dal 2004 di Telecom Italia)

Guido Roberto Vitale (Fondatore omonima banca d’affari indipendente, collocamento in Borsa di una ventina di società) Banchiere d’affari

Vice Presidente Esecutivo Marco Magnifico 

Direttore Generale Angelo Maramai (Direttore finanziario Telethon)

Consiglio di amministrazione  Pier Fausto Bagatti Valsecchi (Presidente Fondazione Bagatti Valsecchi)

Paolo Baratta *(Già vice-presidente Nuovo Banco Ambrosiano e Associazione bancaria italiana.

Presidente Fondazione La Biennale di Venezia)

Ilaria Borletti Buitoni *

Luigi Colombo

Fedele Confalonieri (Presidente Consiglio di Amministrazione Mediaset S.p.A.)

Antonio Emmanueli (Presidente di SMAU)

Bruno Ermolli (Membro del comitato centrale Fondazione Cariplo)

Gabriele Galateri di Genola (Presidente Gruppo Telecom Italia)

Luca Garavoglia (Presidente della Campari, membro del Consiglio Direttivo e della Giunta di Assonime*

Anna Gastel *

Paola Gazzola Premoli

Federico Guasti (Notaio)

Andrea Kerbaker (Responsabile di Brand Enrichment Gruppo Telecom Italia)*

Marco Magnifico *

Mario Monti (Presidente Università Bocconi Milano, professore emerito di economia, banca d’affari Goldman Sachs)

Luigi Moscheri (Presidente di Unicoal SpA)

Giulia Maria Mozzoni Crespi

Galeazzo Pecori Giraldi (Presidente di Morgan Stanley in Italia)*

Giulia Puri Negri Clavarino (coniuge del nuovo re del mattone italiano

Salvatore Settis (Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali)

Guido Roberto Vitale *(fondatore dell’omonima banca d’affari indipendente, collocamento in Borsa di una ventina di società, Banchiere d’affari)

Marco Vitale (ex commissario Missione Arcobaleno, economista d’impresa)

Anna Zegna ( image director di Ermenegildo Zegna, casa di moda maschile, Direttore Fondazione Zegna coinvolta in progetti filantropici, impegnata con Amref in Africa.

* Membri del Comitato Esecutivo

Comitato dei Garanti Giulia Maria Mozzoni Crespi

Ezio Antonini (avvocato cassazionista)

Giovanni Bazoli (Presidente del Consiglio di Sorveglianza di Intesa Sanpaolo)

Luca Paravicini Crespi (Amministratore indipendente CIR S.p.A, Amministratore indipendente Gruppo Editoriale L’Espresso, Amministratore Indipendente Gruppo Piaggio, Amministratore di Scala Group, Amministratore e Vice Presidente di Education.it, Amministratore del Fondo Private Equity Consilium sgr.

Guido Peregalli (Notaio)

Gustavo Zagrebelsky Socio Costituzionalista dell’Associazione Italiana dei Costituzionalisti,[2] 

Collegio dei Revisori Franco Dalla Sega (ASSBB Associazione per lo Sviluppo degli Studi di Banca e Borsa)

Pietro Graziani (Dirigente Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.)

Antonio Ortolani (Presidente Commissione Banche, Assicurazioni ed Intermediari Finanziari.

Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Milano)

Angelo Carbone (Supplente)

Francesco Logaldo (Supplente) (Società di Revisione Deloitte & Touche S.p.A)

Società di Revisione Deloitte & Touche S.p.A

Sito ufficiale della società: Nel 2007 Deloitte aveva circa 150.000 impiegati in 142 nazioni. Deloitte Touche Tohmatsu è una Verein svizzera organizzazione sotto il codice civile svizzero in cui ogni società membra è un’entità legale separata ed indipendente. Quartier generale New York City Quartier generale europeo Londra

Deloitte, Big Four con PricewaterhouseCoopers – Ernst & Young – KPMG

http://www.altroconsumo.it/investimenti-e-risparmio/caso-parmalat-altroconsumo-chiede-a-deloitte-e-italaudit-38-milioni-di-euro-di-risarcimento-s119082/soldi-p12740.htm

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